Addio a Renzo Filippetti

13 gennaio 2020

“Il Terzo Teatro non è finito: è un bisogno, nasce da un desiderio, che probabilmente è quello di scoprire un luogo che non esiste”. Così Renzo Filippetti ha raccontato il suo rapporto con l’eredità straordinaria ricevuta da maestri quali Jerzi Grotowski ed Eugenio Barba, per spostare l’accento dalla storia e dalle etichette e rimetterlo sul senso di un fare arte che s’intreccia con l’esistenza fino al midollo.  Il teatro inteso come utopia concreta è stato il grande motore del Renzo Filippetti fino all’ultimo momento, fino alla mattina del 13 gennaio, quando la sclerosi multipla con cui combatteva da tempo e che lo aveva costretto su una sedia a rotelle, ha interrotto la sua opera coraggiosa e appassionata.

Aveva stupito la volontà ferrea con cui solo pochi giorni fa il regista e direttore artistico aveva voluto presenziare e intervenire alla conferenza stampa della nuova stagione del Teatro Ridotto. Quel teatro fondato a Lavino Di Mezzo con Lina Della Rocca è stata d’altronde la sua opera più preziosa, una finestra sempre aperta sul teatro dei giovani, di chi comincia, e una casa per intere generazioni di attori, che in quello spazio appartato hanno potuto sperimentare liberamente, a contatto con figure di artisti e di intellettuali eccezionali, come Tonino Guerra, Erri De Luca e Pippo Delbono, con cui il regista ha sempre saputo costruire rapporti di dialogo autentici e fertili.

In quel suo teatro lo si potrà salutare, venerdì alle 17. Non sarà un funerale, ma una festa, com’era espressa volontà di un artista che al teatro e alla sua potenza ha dedicato tutto, fino alla fine.