Album di Famiglia. Il Teatro Nucleo lancia una web-serie dal carcere

12 gennaio 2021

Sarà come sfogliare l’album di una famiglia qualunque, se non fosse che i protagonisti degli scatti sono tutti uomini – padri, mariti, fratelli e figli – e tutti detenuti-attori nel carcere di Ferrara. A partire dal 14 gennaio, per dieci giovedì, i loro ritratti, intrecciati drammaturgicamente all’Amleto e a riscritture note del capolavoro shakespeariano come quelle di Müller e Laforgue, si avvicenderanno nel corso delle dieci puntate di una web-serie in onda sulla pagina Facebook di Teatro Nucleo e del Coordinamento Teatro Carcere Emilia Romagna, nata nell’ambito del laboratorio che il Teatro Nucleo conduce da sedici anni con i detenuti-attori della Casa Circondariale C. Satta.

Intitolata Album di Famiglia, dal titolo del primo movimento dell’Hamletmachine di Heiner Müller, la serie di corti video-teatrali è nata come risposta a una impossibilità: quella di arrivare al debutto dello spettacolo che avrebbe dovuto concludere il processo di prove avviato nel 2018 da Horacio Czertok e Marco Luciano nell’ambito del tema biennale “Padri e Figli” individuato dal Coordinamento Teatro-Carcere della Regione Emilia-Romagna di cui Teatro Nucleo è fondatrice. Il percorso, a cui stavano partecipando trentacinque persone, era stato interrotto dalla pandemia e portato avanti tramite lettere, com’è successo d’altronde in numerose altre realtà di teatro-carcere italiane. Alla ripresa delle attività, con un debutto ancora impossibile da realizzare, è nata l’idea della serie.

“Gli attori detenuti – racconta il regista e drammaturgo Marco Luciano – hanno sempre continuato a studiare e a sviluppare i loro “compiti”, nonostante la mancanza dell’obiettivo-spettacolo, e certe cose avevano raggiunto un livello performativo forte, per cui ci siamo detti: documentiamo. Così abbiamo iniziato a riprendere le varie scene, ma d’improvviso è scattato qualcosa nel gruppo. Si è accesa una passione per questo tipo di lavoro. Ho capito che la telecamera rappresentava per loro una finestra attraverso cui farsi vedere dai figli, dalle mogli, dalle madri e dai fratelli. Una fessura in bianco e nero attraverso cui fare entrare la città e il mondo. Tutti hanno iniziato a lavorare all’allestimento del set, alla scelta delle inquadrature, alla scrittura dei movimenti di camera. Ho capito che non si trattava più di documentare gli incontri di un laboratorio, ma che stava prendendo forma un processo artistico, creativo. Il cinema”.

Per dieci giovedì, alle ore 18, nell’ambito della stagione Le Magnifiche Utopie, andranno quindi in onda diversi episodi di quattro minuti in cui si susseguono scatti focalizzati sui vari personaggi di una vicenda ispirata ad Amleto in cui s’intrecciano riscritture dei detenuti-attori più o meno biografiche sull’eredità familiare, sulla colpa e sul perdono. La colonna sonora dei corti è prevalentemente affidata Nicolae Roset, detenuto moldavo di origine rom. Le canzoni proposte, di tradizione zingara, hanno a che fare con la lontananza, dalla famiglia e dall’amore, e con la necessità del viaggio. Il 30 gennaio sempre alle ore 18 è in programma un incontro on-line in diretta per approfondire i temi e contesti del teatro in carcere.