Antigone. L’estate di Archivio Zeta è a Bologna, nel segno di Sofocle

25 luglio 2020

Doveva essere un’estate dedicata a Dostoevskij quella di Archivio Zeta. Ma a poche settimane dal debutto, con venticinque repliche già programmate e migliaia di persone in attesa di partecipare all’ormai tradizione rito estivo sull’Appennino Tosco-Emiliano, è arrivata una doccia fredda che ha imposto un amaro stop a uno degli appuntamenti teatrali più attesi dell’anno. Per la prima volta lo spettacolo al Cimitero militare germanico del Passo della Futa, dove Gianluca Guidotti e Enrica Sangiovanni hanno fondato il proprio originale “Teatro di Marte”, non si può fare: causa Covid-19 l’Ente tedesco che gestisce i sacrari di guerra germanici sparsi in tutta Europa ha vietato loro l’uso dello spazio a fini spettacolari.

Dopo un mese di ricerca di alternative e mobilitazioni ecco la buona notizia: Dostoevskij dovrà attendere, ma l’estate con Archivio Zeta è salva. Dal 1 al 15 agosto Guidotti e Sangiovanni sbarcano infatti in città, a Bologna, con una delle loro più recenti produzioni, Antigone Nacht und Nebel, inserita nel cartellone di Bologna Estate. Dal paesaggio lunare del sacrario in cui ha visto la luce nel 2018, la riscrittura della tragedia sofoclea riprende vita adesso a Villa Aldini, in quel magnifico edificio in stile neoclassico che è stato set degli esterni di Salò o le 120 giornate di Sodoma di Pasolini, e dove gli stessi Archivio Zeta hanno voluto ambientare una delle tappe dell’imponente Progetto Pilade, che nel 2015 hanno dedicato all’omonima opera dello scrittore e regista.

Nel pieno stile di una compagnia dedita alla rilettura dei grandi miti alla luce della più scottante attualità, questa nuova versione di Antigone si carica di un sottotitolo che aggiunge molto all’originale: Nacht un Nebel, come il Nuit et brouillard del documentario sui lager di Alain Resnais, come la sigla N.N. sull’uniforme dei rastrellati che per decreto hitleriano dovevano scomparire ‘nella notte e nella nebbia’, appunto. Non solo Antigone, dunque, non soltanto la storia dell’eroina sofoclea più rappresentata di sempre, amata e abusata metafora della ribellione di una donna che si oppone al potere tirannico, ma Antigone nel presente: “come mare interiore le cui ondate si infrangono in questo mare nostro rosso sangue dove non ci potrà più essere sepoltura e la peste contamina la terra ferma”, spiegano i due registi e attori, in scena insieme a Antonia e Elio Guidotti, Alfredo Puccetti, Andrea Sangiovanni e Alessandro Vuozzo. Il senso della giustizia e l’ eterna domanda sulla natura del male sono le questioni chiave della riscrittura, le cui repliche cominciano non a caso in prossimità del 40° anniversario della strage di Bologna. Si replica dunque l’1,2, 5, 6, 7, 8, 9, 12,13,14 e 15 del mese (sempre alle 18.30). Il 16 agosto, all’alba, proprio come Antigone, la compagnia si recherà in processione al Cimitero di Borgo Panigale per l’ultima replica speciale dal titolo Requiem Antigone: un rito culturale catartico per dare simbolicamente sepoltura ai morti di Coronavirus che i camion dell’Esercito Italiano hanno portato da Bergamo fino al Crematorio di Borgo Panigale nel marzo di quest’anno.