Archi e mandolino. Musica Insieme omaggia l’Italia

27 gennaio 2020

Sarà un omaggio all’Italia, il debutto della Stagione dei Concerti 2019/2020 di Musica Insieme. Il 27 gennaio alle 20.30 all’Auditorium Manzoni arrivano infatti, per la prima volta, gli Archi di Santa Cecilia, formazione costituita dalle prime parti dell’orchestra dell’omonima Accademia Nazionale, guidati dal loro primo violoncello Luigi Piovano, maestro apprezzato in tutto il mondo che ha suonato come solista in orchestre internazionali di grande prestigio e sotto la direzione di direttori come Chung, Nagano, Pletnev, Menuhin, Bellugi, e che nel 2013 ha avviato una collaborazione stabile con l’Orchestra dopo il grande successo ottenuto in occasione di un concerto all’Auditorium di Roma con musiche di Schubert.

Due debutti di rilievo, quindi, a cui se ne aggiunge un terzo altrettanto atteso,  a Musica Insieme andrà in scena il primo concerto per mandolino e orchestra d’archi dell’israeliano Avi Avital, massimo virtuoso internazionale di mandolino, e primo solista ad essere nominato per un Grammy Award classico. “Esplosivamente carismatico nelle esibizioni dal vivo”: così lo ha definito il New York Times, per rendere conto della sua forza d’interprete che lo ha reso protagonista di una preziosa opera di rafforzamento del repertorio. Per il suo strumento hanno scritto compositori del calibro di Avner Dorman e Giovanni Sollima, autori di quindici Concerti, che Musica Insieme ospiterà il 4 maggio.

Il programma del 27 gennaio omaggia dunque l’Italia, patria appunto del mandolino come pure di una scuola d’archi dalla storia secolare. In apertura infatti i due Concerti RV 93 e RV 425 di Antonio Vivaldi, scritti appositamente per questo organico, che incorniciano una trascrizione per mandolino e archi del celebre Concerto Italiano di Bach ad opera di Antonio Piovano, padre di Luigi. Poi due opere novecentesche per ensemble d’archi: la Terza Suite delle Antiche arie e danze per liuto di Ottorino Respighi e infine il Concerto per archi (1964-77) di Nino Rota, che strizza l’occhio al barocco e alla cantabilità italiana.