Belve a cena con Civica

11 febbraio 2019

Nella vita come a teatro non esiste luogo più insidioso, per i rapporti personali, della tavola. Intorno al desco famigliare si consumano le più subdole e cruente guerre tra amici e parenti: la convivialità fa presto a trasformarsi in odio viscerale e i sorrisi cortesi in ghigni animaleschi. Ghigni da Belve, come il titolo del nuovo lavoro di Massimiliano Civica, regista pluripremiato, tra i più ricercati della scena di ricerca italiana. Lo spettacolo, prodotto dal Teatro Metastasio di Prato, con il sostegno di Armunia, arriva al Teatro delle Passioni di Modena il 12, 13, 14, 15 febbraio alle 21, il 16 alle 20 e il 17 alle 17, con l’intento dichiarato di strappare al pubblico risate non a denti stretti, ma addirittura a bocca aperta. L’umanità che porta in scena Civica stavolta, d’altronde, è quanto mai improbabile. «Una vongola avvelenata, la battaglia delle Termopoli, un rapper che ha venduto 30 dischi, di cui 29 ai suoi genitori, un uomo deceduto che non è morto ma non è uno zombi, le astuzie e i sotterfugi per impossessarsi della direzione della filiale di piazza Montefeltro, il milionesimo figlio del Bramhino e un vecchio che quando libera l’intestino emette un gradevole odore di mandorle tostate, la voglia di fuggire in Brasile o, in seconda battuta, almeno in Argentina, due poliziotti in incognito, un killer prezzolato e un chierichetto, segue la risoluzione di tutti i misteri con l’immancabile agnizione finale con accluso happy end di rito: ecco alcuni elementi e personaggi di Belve», anticipa infatti il regista.

Ad emergere, da una cena surreale consumata in un altrettanto surreale interno domestico, saranno l’ossessione per il potere, il possesso del denaro, le differenze sociali. Esattamente com’è nella natura della farsa. A questo ‘antico’ e desueto genere, in effetti, Civica si rivolge apertamente, in quel suo tentativo originale di intendere il ruolo del regista in modo inedito, di affondare cioè le mani nella tradizione ripercorrendone tutti i generi, dalla tragedia al dramma lirico, spettacolo dopo spettacolo, e una lettura dopo l’altra, per arrivare, attraverso una sperimentazione diretta, a scoprire come funziona veramente la macchina del teatro, qual è la via per trovare e riconvocare le emozioni più profonde che il palcoscenico può regalare a uno spettatore.

Il testo è ancora una volta, come in altri lavori precedenti, di Armando Pirozzi, vincitore del premio Ubu nel 2017 per il miglior testo italiano, con Un quaderno per l’inverno, portato in scena dallo stesso Civica. In Belve Pirozzi racconta l’evolversi al limite del delirio di una cena fra due coppie diverse fra loro ma intimamente legate. «In un clima di crescente tensione e violenza – commenta il drammaturgo – tra frutti di mare, strane macchinazioni e improbabili convitati, la storia ribalta di continuo il folle gioco del dominio e del potere che ogni personaggio cerca di stabilire sull’altro, ma in realtà, alla resa dei conti, tende sempre a rivelarsi molto diversa da ciò che ci si aspetta. La farsa è, credo, l’unico vero genere teatrale, quello che rifiuta, più di tutti gli altri, ogni possibilità di trasformazione o ibridazione. Ha delle regole di ferro, che in pratica non sono mai cambiate, da Plauto a Billy Wilder. Il suo tema nascosto è sempre il denaro e il potere che ne deriva. Ed è forse proprio per questo che la farsa è sempre prossima all’incubo, alla follia e al thriller, anche se allegramente trasformati in un gioco paradossale, decisamente fuori di testa e più divertente possibile». In scena, come sempre avviene nel teatro di Civica, che sulle qualità personali degli attori costruisce l’opera nella sua interezza, una summa di attori eccezionali: Alberto Astorri, Salvatore Caruso, Alessandra De Santis, Monica Demuru, Vincenzo Nemolato, Aldo Ottombrino. I costumi sono di Daniela Salernitano e le luci di Roberto Innocenti.