Le performance da non perdere tra Art City e Arte Fiera

16 gennaio 2020

Mappa di Bologna alla mano, è già tempo di tuffarsi in una nuova edizione di Art City. Cittadini, appassionati e turisti potranno trascorrere una settimana rincorrendo i moltissimi appuntamenti del programma promosso dal Comune di Bologna in collaborazione con Bologna Fiere, in concomitanza di Arte Fiera. L’ottava edizione della manifestazione si tiene infatti dal 17 al 26 gennaio, con opere e artisti in dialogo con spazi e contesti urbani in cui agiscono, e che esprimono la complessa ricchezza delle pratiche artistiche contemporanee.

I numeri: un progetto speciale e ventidue main projects, a cui si aggiungono quelli di Art City segnala, una costellazione di un centinaio di appuntamenti disseminati tra gallerie d’arte moderna e contemporanea, artist run space, spazi no-profit, luoghi non convenzionali, e Cinema Lumière. Tra mostre e installazioni brilla la stella delle arti performative, a partire dalla scelta di dedicare lo special project a La Vita nuova, opera del regista teatrale Romeo Castellucci che dopo una tournée tra i maggiori festival internazionali approda in prima nazionale a Bologna, negli inconsueti spazi di DumBO (ex scalo ferroviario Ravone), grazie a una collaborazione con MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna ed Emilia Romagna Teatro Fondazione.

E nello spazio speciale di una stazione, ma stavolta più attiva che mai trattandosi della Hall Alta Velocità della Stazione ferroviaria Bologna Centrale, è in programma anche il debutto italiano di Morestalgia, installazione di Riccardo Benassi a cura di Xing/Live Arts Week IX, realizzata grazie al sostegno di Italian Council. L’opera esplora un sentimento recente e diffuso, quella nostalgia che nasce ai tempi di internet. “È un tipo specifico di nostalgia – spiega l’artista – che provoca un dolore simile a quello causato dall’invidia, un sentimento di mancanza che si traduce come perdita”. Morestalgia è infatti un ambiente che si compone di testo, suono e oggetti con uno schermo led penetrabile dal corpo umano. In forma di tecno-tenda, l’opera multimediale e polisensoriale affronta il tema del display nel contesto abitativo, urbanistico, infrastrutturale e comportamentale, partendo da un’analisi che pone al centro il soggetto e le sue interrelazioni. L’inaugurazione è il 23 gennaio alle 20.30, poi dal 24 al 27 gennaio l’installazione rimane aperta a passeggeri e visitatori in tutto l’arco della giornata, dalle ore 6 alle 23.30, come anticipazione di Live Arts Week IX, appuntamento tra arte e liveness a cura di Xing che si terrà dal 26 marzo al 4 aprile. E per i più curiosi, il 25 gennaio alle 11 c’è anche un caffè con l’artista.

Ritroveremo  Benassi anche in  Oplà. Performing Activities, programma di live arts a cura di Silvia Fanti (Xing) pensato per Arte Fiera che accoglierà altre azioni performative firmate da quattro protagonisti della scena contemporanea. Oltre a Riccardo Benassi che presenta dal 24 al 26 gennaioL’Ombra, sound performance che nasce come reportage poetico attingendo da un archivio sonoro in crescita, ci sarà Luca Vitone  con Devla, devla…,  happening pensato  per gli spazi di Arte Fiera. Quattro rom, nascosti dietro un separé connotato da un’immagine più volte elaborata dall’artista, leggeranno il futuro ai visitatori che si lasceranno coinvolgere dalla loro pratica di chiaroveggenza).  ZAPRUDER filmmakersgroup  allestiscono invece, dal 24 al 25 gennaio,  un set-performance dove, per i tre giorni della fiera, sarà possibile seguire la genesi di un loro lavoro: dalla preparazione della scena al ciak, dal riscaldamento dei performer alla manipolazione del suono. Infine, Jimmie Durham – artista insignito del Leone d’Oro alla carriera in occasione della 58. Biennale di Venezia –  inscenerà il 24 gennaio (padiglione 15) la rievocazione di una sua performance iconica, Smashing, realizzata a Como nel 2004. Nel suo ottantesimo anno di vita, seduto a una scrivania, l’artista distruggerà ufficialmente gli oggetti che gli verranno presentati dal pubblico.

Tornando ad Art City, il 24, 25 e 26 gennaio invece, ancora in un progetto promosso col supporto di Xing, la Biblioteca Italiana delle Donne/Centro delle Donne di Bologna presenta Sono dentro. L’essere ciò che è chiuso in un tratto di Silvia Costa. La presenza di Costa, che il pubblico conosce per la sua attività di regista e performer, si declina in questa occasione sul versante inedito delle arti visive. Per la prima volta in Italia l’artista espone i disegni realizzati nell’arco degli ultimi dieci anni come pratica eseguita durante di notte che racconta memorie di esperienze, sensazioni e incontri avvenuti nel tempo. Nei disegni in mostra, accompagnati da frasi, brevi versi poetici che descrivono il movimento di un una vita interiore, appaiono figure umane, senza tratti precisi, senza occhi né orecchie, senza sesso. Durante il giorno è possibile visitare la mostra e dialogare con l’artista per consegnarle una frase, un pensiero, una citazione da uno dei libri presenti sugli scaffali; su tale raccolta Silvia Costa lavorerà nelle ore notturne per trasformarla in nuovi disegni.

Come anteprima del prossimo ciclo di appuntamenti della rassegna Domenica al Comunale, il 26 gennaio il Foyer Respighi del Teatro Comunale di Bologna accoglie infine il progetto performativo di Valentina Vetturi, per la cura di Lorenzo Balbi. Dopo due precedenti rappresentazioni a Roma (2012) e Ginevra (2016), sbarca in città Orchestra. Studio #3, format che prevede un invito a sette direttori d’orchestra professionisti (Alessandro Carrer, Caterina Centofante, Alicia Galli, Bernardo Lo Sterzo, Fabio Sperandio, Simone Valeri, Alissia Venier), chiamati da Vetturi a dirigere una stessa partitura, il brano per sette strumenti Introduction et allegro. Pour harpe, flûte, clarinette et quatuor, composto nel 1905 da Maurice Ravel. Disposti in cerchio, i direttori interpretano il pezzo in assenza dei musicisti. La performance, fatta di tensioni, espressioni facciali e gesti, è in loop e dura circa tre ore (dalle 11 alle 14), durante le quali ogni direttore esegue più volte il brano di undici minuti, dettando il proprio tempo, il proprio respiro interpretativo.