I contrasti delle periferie in “Gioie e dolori nella vita delle giraffe”

30 gennaio 2018

Dopo il debutto a Modena, lo spettacolo “Gioie e dolori nella vita delle giraffe” prodotto da Ert e diretto da Teodoro Bonci del Bene arriva a Bologna, all’Arena del Sole, dove rimane in scena da martedì 30 gennaio a giovedì 8 febbraio (alle 20.30 dal 30 gennaio al 2 febbraio e dal 6 all’8 febbraio, alle 20.00 sabato 3 febbraio e alle 16.30 domenica 4 febbraio).

Scritta dal portoghese Tiago Rodrigues, drammaturgo di spicco del panorama teatrale europeo, la pièce, per dirla con il regista Bonci del Bene, “è una sorta di fiaba contemporanea, dallo svolgimento lineare ma con elementi di post-drammaticità”. La protagonista è una bambina di nove anni che deve fare una ricerca sulle giraffe (e lei stessa viene chiamata Giraffa, perché troppo alta per la sua età) – inizia così il suo vagabondaggio per la città, all’insegna di incontri pieni di contrasti e di dismisura (con un artista disoccupato, un vecchio dimenticato dai figli, un emarginato, un impiegato che detesta il proprio lavoro…). “Ogni incontro è un indizio e una complicazione – scrive Bonci del Bene – una rivelazione e un disincanto, una ferita e una risata. E tutto questo è giocato dall’autore su infiniti e sottilissimi scarti linguistici, delicati e profondi come sogni reali o come immagini rivelatrici”. A dare il corpo e la voce alla messa in scena di Bonci del Bene ci sono quattro attori: Carolina Cangini, Martin Chishimba, Dany Greggio e Jacopo Trebbi.

Ambientata per le strade di Lisbona, nel Portogallo di oggi, in realtà la storia potrebbe rappresentare ogni periferia, di una qualsiasi grande metropoli o di una qualsiasi piccola città. E anche ogni preadolescente di oggi, perché se il racconto di Giraffa appare come un racconto di formazione, o “scena teatrale di formazione” come precisa il traduttore del testo Vincenzo Arsillo, nella storia della protagonista non c’è dinamismo, evoluzione, cambiamento, nulla che faccia pensare alla crescita interiore – “semmai c’è un accumulo di informazioni”, suggerisce ancora il regista: “la sua strada, metafora di cammino, direzione, percorso, non porta da nessuna parte”. Diventa anzi una sorta di parcheggio, anche questo un’evidente metafora quale habitat di esseri umani “parcheggiati” in una qualche zona periferica della società dalla quale la parola “prospettiva” sembra bandita.

La ricchezza di questa straniata e straniante favola di Rodrigues tutta giocata sui contrasti, sulle disarmonie e sugli opposti che caratterizzano la nostra sfuggente realtà, nella versione di Bonci del Bene viene amplificata, viene chiamato in causa l’universo dissonante delle subculture del Novecento – “di quei gruppi che hanno espresso nella storia della collettività una forma di socialità non istituzionale, distinguendosi dalla cultura di massa” – dando loro precise connotazioni estetiche e iconografiche, che emergono anche nella scelta di capi di abbigliamento e di codici comportamentali, intessendo così anche un gioco di linguaggi non verbali, gestuali e quindi visuali. Le scene, costruite nel laboratorio di Emilia Romagna Teatro Fondazione sotto la direzione tecnica di Robert John Resteghini, portano la firma di Teodoro Bonci del Bene. I costumi sono di Cristina Carbone, la scenografia di Rinaldo Rinaldi, il disegno luci, il video e l’audio di Matteo Rubagotti, con il contributo video (bambina nella tv) di Cecilia Valli.

A Lisbona e a Portogallo è legato anche l’ultimo appuntamento del ciclo di letture ad alta voce proposto dall’Arena del Sole per giovedì 1 febbraio (alle 18.30) e dedicato a Antonio Tabucchi, docente di lingua e letteratura portoghese, oltre che scrittore, morto sei anni fa proprio a Lisbona. A leggere i brani di “Sostiene Pereira” saranno i quattro attori protagonisti dello spettacolo “Gioie e dolori nella vita delle giraffe”.