Crossroads to Synchronicity. Carolyn Carlson e la magia delle coincidenze

25 ottobre 2019

L’arrivo provvidenziale di un amico in una situazione straordinaria, un incontro che cambia il destino, un orologio che si ferma in un momento fatidico: certe coincidenze risuono nel profondo come se l’inconscio coltivasse una vita parallela concreta e potente quanto e più di quella esteriore. Nel 2012, ispirandosi al pensiero del filosofo Carl Jung, Carolyn Carlson, leggenda della danza contemporanea, ha creato Sinchronicity, una coreografia composta da un montaggio fluido e poetico di “coincidenze che cambiano la vita”. A molti anni di distanza dall’ultima venuta (era il 2003 quanto presentò Writings on Water), il 27 ottobre alle 18 la coreografa di origini californiane torna a Ferrara ospite della stagione di danza del Teatro Comunale, per presentare in prima nazionale uno spettacolo che rivisita quella pièce e omaggiare la città danzando in un breve prologo pensato proprio per il Comunale.

“La sincronicità – scriveva Jung nella prefazione al testo cinese I Ching. Il libro dei Mutamenti – considera la coincidenza degli eventi in spazio e tempo come significatore di qualche cosa di più di un mero caso”. Intorno a questo pensiero che guarda all’Oriente e al legame di Carlson con il buddismo e il Libro tibetano del vivere e del morire, l’artista ha dato forma con sei danzatori a uno spettacolo emozionante che racconta la vita nei suoi caratteri eterni, come una magnifica avventura fatta di incontri, relazioni, amori e perdite, su un tappeto sonoro che spazia da che spazia da Ry Cooder a Clint Mansell, da Bruce Springsteen a Laurie Anderson e Tom Waits, da Jean Sibelius e Henry Purcell fino a Bob Dylan e Gavin Bryars.

Sotto le luci di Rémi Nicolas, sei danzatori (Juha Marsalo, Céline Maufroid, Riccardo Meneghini, Isida Micani, Yutaka Nakata, Sara Orselli) sono chiamati a interpretare un viaggio in un flusso di vite che ne contengono a loro volta molte altre, mentre sul fondo scorre una sequenza di immagini in slow motion girate dalla coreografa stessa, che spiega “Ho realizzato questi film come un sogno che dilata le relazioni, un flusso di immagini che trasforma la realtà, visioni che si legano al mio lato mistico”. Se ne parlerà ancora alla fine dello spettacolo, quando Carlson e la compagnia incontreranno il pubblico con il coordinamento della critica Francesca Pedroni.