Cuori di Terra. Il Teatro dell’Orsa riporta in scena la storia dei Fratelli Cervi

18 aprile 2019

“Una lettura non agiografica della storia dei fratelli Cervi riletta nella complessità di una vicenda che connette impegno politico e battaglie quotidiane per l’emancipazione della persona e il progresso nelle relazioni umane, nel lavoro e nella società”. Con questa motivazione, scritta nell’ormai lontano 2003, la giuria del Premio Scenario attribuiva il Premio Scenario per Ustica (una sezione del prestigioso premio dedicato alle giovani generazioni di teatranti dedicato espressamente a opere d’impegno civile), a Cuori di Terra – Memoria per i sette fratelli Cervi di Monica Morini e Bernardino Bonzani. A quindici anni dalla sua creazione, lo spettacolo viene riproposto ora a Reggio Emilia, nell’ambito della rassegna Restare umani. Intanto incominciamo da qui. L’appuntamento è per il 23 e 24 aprile alle ore 21 alla Casa delle Storie, un progetto artistico, culturale e sociale del Teatro dell’Orsa, sostenuto dalla Regione Emilia-Romagna e dalla Fondazione Manodori. L’occasione è data dalla Festa della Liberazione 2019, che il Teatro dell’Orsa, le cui radici affondano in un territorio che è stato culla della Resistenza, intende appunto celebrare con cura, riallestendo dopo molti anni l’intenso lavoro dedicato alla vicenda dei sette fratelli Cervi, al sacrificio di una famiglia reggiana “unita come le dita di una mano”, come spiegano i registi.

“Intendiamo dare vita ad un nuovo corso – sottolinea Bonzani – a una ripartenza che possa essere, per tutta la nostra comunità, un’inedita fioritura artistica nella ricerca sul teatro sulla memoria e sull’arte della narrazione: la storia dei fratelli Cervi in Cuori di terra sta all’origine del nostro lavoro e continua ad alimentare l’osservazione sul presente”. Additando la vicenda dei Cervi come una stella polare, lo spettacolo si fa portatore di visioni di solidarietà ed emancipazione, studio e lavoro condiviso, nel tentativo di alimentare la resistenza culturale e civile del presente attraverso una storia straordinaria di un passato ancora vivo in chi c’era e in chi raccoglie il testimone della trasmissione della memoria. Anche di recente, infatti, gli artisti hanno voluto incontrare Livio Piccinini, nome di battaglia Delinger, un vecchio partigiano di 95 anni. “È ancora viva, la memoria dei fratelli Cervi, nei suoi racconti – spiegano – gli abbiamo chiesto perché vale la pena vivere fino in fondo. Livio ha risposto per la libertà, per la possibilità di esprimere sé stessi. E che la libertà non è individuale, si rispecchia in quella degli altri, perché ciascuno è parte di un tutto. Chi non ha memoria non costruisce futuro”. Lo spettacolo è a ingresso libero con posti limitati.