Danzare La Tempesta: la sfida di Giuseppe Spota

10 gennaio 2019

La danza interpreta l’invisibile, lo spazio delle storie senza trama fatte di linee e colori capaci di evocare sensazioni e sentimenti senza parole. Ma cosa succede se si prova a tradurre nella lingua del corpo uno dei testi più densi della storia della drammaturgia occidentale? È questa la sfida del coreografo Giuseppe Spota che con sedici danzatori, le musiche originali di Giuliano Sangiorgi e la drammaturgia di Pasquale Plastino, affronta La Tempesta di William Shakespeare.

Lo spettacolo, prodotto dalla Fondazione Nazionale della Danza/Aterballetto e coprodotto da CTB Centro Teatrale Bresciano e Teatro Stabile del Veneto con il sostegno della Fondazione I Teatri Reggio Emilia, va in scena all’Arena del Sole di Bologna il 15 e 16 gennaio alle 21 e al Teatro Alessandro Bonci di Cesena il 2 febbraio, sempre alle 21. La produzione, che ha debuttato al Piccolo Teatro di Milano, segna un nuovo tentativo di avvicinamento dell’esperienza della danza al linguaggio narrativo del teatro, alimentando quel cortocircuito fertile che negli ultimi decenni ha caratterizzato la scena europea. Con Tempesta, Spota mette infatti alla prova la capacità della danza di raccontare una narrazione teatrale, ovvero di restituire la vicenda originale conservando il potenziale immaginifico ed evocativo di un linguaggio che elude la parola.

Tra le trentasei opere del Bardo, la scelta è ricaduta non a caso sul testo che più si presta a una lettura visionaria e magica, perché la storia del mago Prospero e della sua isola incantata non è una trama di intrighi e tradimenti ma una favola magica, un testamento spirituale, l’apertura del massimo autore inglese a un mondo di visioni che superano le maglie strette del reale, politico e individuale, che aveva minuziosamente descritto in tutti i suoi celeberrimi play, dall’Amleto al Macbeth ai drammi storici.

I dieci quadri dello spettacolo, oltre al Prologo e all’Epilogo, interpretano con taglio contemporaneo la traccia della narrazione originale, aprendo però spazi immaginativi inconsueti. “Nello studiare il testo – spiega il coreografo – un’immagine mi ha condotto all’altra (come succede nella storia di Shakespeare, in un continuo effetto domino), dando la possibilità all’immaginazione di espandersi. Una delle cose che mi affascinava maggiormente era l’isola, dove un padre (Prospero) e una figlia (Miranda) trascorrono dodici anni insieme a esseri non umani e lontani da ogni forma di civiltà. Proprio come in un viaggio, in ogni fase il corpo e il movimento cambiano e si sviluppano, trascinando il pubblico in un mondo magico al centro del quale Caliban, il servitore di Prospero, è legato a Miranda da una relazione che si trasforma negli anni”.

 

 

 

 

 

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Trailer Tempesta