Draghi e androidi nella Turandot avveniristica di Chersich e AES+F

27 maggio 2019

Poche opere liriche si prestano bene quanto la Turandot a infinite letture in chiavi temporali e immaginifiche diverse. Sarà l’esotismo dell’ambientazione, una Pechino “al tempo delle favole”, o la forza archetipica della storia di una principessa bella e cattiva che si abbandona finalmente all’amore. Sta di fatto che il capolavoro di Giacomo Puccini (che morì nel 1924 senza riuscire a terminarlo) sembra uno spazio-tempo ideale per esercitare l’immaginario in molte direzioni. Per esempio, in un futuro abitato da uomini, dragoni e androidi. In una nuova produzione del Teatro Comunale di Bologna con Teatro Massimo Palermo e Badisches Staatstheater Karlsruhe, in partnership con Lakhta Center, la favola nata in Persia, riscritta in Italia da Carlo Gozzi e rivisitata dai librettisti Giuseppe Adami e Renato Simoni, si trasferisce infatti in una Pechino del terzo millennio in cui convivono navicelle spaziali e draghi volanti sullo sfondo di una sfavillante metropoli del futuro. A immaginare l’avveniristico allestimento, al debutto a Bologna il 28 maggio e in scena fino al 7 giugno nella Sala Bibiena, il regista ideatore del progetto di lirica itinerante OperaCamion Fabio Cherstich, che ne cura la regia, insieme al collettivo di artisti figurativi russi AES+F autori di opere visionarie, distopiche, che qui firmano video, scene e costumi (con le luci di Marco Giusti).

“Nella nostra lettura – spiega infatti Cherstich – la principessa Turandot è a capo di un nuovo impero gigantesco e multietnico in cui Pechino è una megalopoli organizzatissima dove convivono uomini, macchine e androidi. Gli elementi dell’architettura orientale tradizionale si sovrappongono a nuovi edifici tecnologici. Passato, presente e futuro si uniscono in un melting pot in cui non è chiaro quale sia l’originale e quale l’innesto. In questa città, la “massa” è specchio di una società vulnerabile e spaesata, abituata alla violenza, che si manifesta in forme che rasentano l’allucinazione collettiva l’idolatria nei confronti del potere. Turandot esercita un cyber-matriarcato radicale, servendosi di immagini video, schermi e proiezioni per incantare i suoi sudditi”.

A dirigere l’Orchestra del Comunale, nella versione dell’opera con l’ultimo duetto e il finale completati da Franco Alfano, è Valerio Galli, interprete pucciniano di ritorno a Bologna dopo Tosca nel 2017, mentre istruito da Alberto Malazzi, il Coro del Teatro è affiancato dal Coro di voci bianche preparato da Alhambra Superchi. L’allestimento impegna solisti di fama internazionale come il soprano Hui He nel ruolo di Turandot (Ana Lucrecia García nelle recite del 29 e 31 maggio, 5 e 7 giugno), il tenore Gregory Kunde in quello di Calaf (Antonello Palombi, il 29 e 31 maggio, il 5 e 7 giugno) e il soprano Mariangela Sicilia nei panni della giovane schiava Liù (Francesca Sassu, il 29 e 31 maggio, il 5 e 7 giugno). Completano i cast  In-Sung Sim, Alessandro Abis, Bruno Lazzaretti, Vincenzo Taormina, Sergio Vitale, Cristiano Olivieri, Pietro Picone, Francesco Marsiglia, Orlando Polidoro, Nicolò Ceriani Silvestri, Massimiliano Brusco, Andrea Taboga, Silvia Calzavara, Lucia Viviana, Rosa Guarracino e Marie-Luce Erard.  La recita di martedì 4 giugno verrà trasmessa anche in diretta streaming sul canale YouTube del Teatro Comunale di Bologna.