Il dramma della solitudine. Simon Boccanegra al Festival Verdi

07 ottobre 2021

Al suo debutto alla Fenice il 12 marzo 1857 il Simon Boccanegra di Giuseppe Verdi fu un clamoroso fiasco. Troppo lugubre, troppo severo, troppo politico, con melodie non memorabili. Il 24 marzo del 1881 debuttò allora alla Scala una seconda versione dell’opera, quella che ancora oggi si vede in scena nei teatri. Non un insuccesso, stavolta, eppure l’opera faticò ancora a restare in repertorio. Sarà solo nel 1971, con la leggendaria messinscena di Giorgio Strehler diretta da Claudio Abbado alla Scala, che quest’opera trovò finalmente la sua consacrazione nell’olimpo delle opere verdiane più raffinate. La teatralità, la ricchezza di sfumature e la vicenda di Boccanegra, dramma della solitudine che molto ha ancora da dire al presente, rendono quest’opera perfetta per una riscoperta tutta novecentesca ed estremamente attuale per chi vi si confronta oggi. L’affronta non a caso in chiave quasi biografica Michele Mariotti, che il 9 ottobre alle 20 (replica il 16) nell’ambito del XXI Festival Verdi (in una coproduzione con la Fondazione Teatro Comunale di Bologna) dirige un Simon Boccanegra in forma di concerto al Teatro Regio di Parma, salendo sul podio dell’Orchestra e del Coro del Teatro Comunale di Bologna, maestro del coro Gea Garatti Ansini. L’opera sarà trasmessa in diretta anche su operastreaming.com, sabato 9 ottobre 2021, ore 20.00, inaugurando il nuovo cartellone del primo portale online gratuito dedicato all’opera lirica in Italia.

Per Mariotti non è la prima volta. Proprio con Simon Boccanegra nel 2007 ha inaugurato la stagione del Teatro Comunale di Bologna. Il suo primo Verdi di tanti altri che sarebbero seguiti. Ritrovandosi una seconda volta di fronte alla complessa opera verdiana, che Boito definì “un tavolo che tentenna”, il Maestro ha voluto una partitura nuova per studiarla da capo e rintracciarne un senso nuovo, attuale. Simon Boccanegra racconta la vicenda umana e politica del doge di Genova, che conosce il successo politico nel momento in cui viene a scoprire la morte della donna che ama, sprofondando così nella solitudine. “La solitudine del potere che logora – spiega Mariotti – quella di un uomo, un corsaro, per il quale il mare era tutta la vita e che voleva solo navigare libero. Ma, suo malgrado, si ritrova doge. E deve fare i conti con la solitudine di un (vero) leader. Acclamato dal popolo, ma solo”. Una solitudine che diventa, nella lettura del direttore pesarese, solitudine dell’artista: “che è grande. Specie nella sofferenza. L’ho vissuta sulla mia pelle con la morte della mia mamma, quando ero ancora piccolo. Noi artisti ci portiamo dentro per sempre il nostro dolore. Ma questo dolore in qualche modo fa diventare più vera la nostra interpretazione. Il dolore ci rende più esperti, più temprati. E fa sì che nella nostra arte portiamo la (nostra) vita”.

La scelta di dirigere l’opera in forma di concerto ben si concilia dunque con un’opera di grandi sfumature e raffinatezze sonore e interpretative. “Una doppia sfida, stimolante – spiega Mariotti – perché noi interpreti dobbiamo sostituirci alla regia, restituendo attraverso i recitativi e il ritmo dell’esecuzione tutta la teatralità della partitura”. A raccogliere questa sfida: Igor Golovatenko (al debutto nel ruolo di Simon Boccanegra), Angela Meade (al debutto nel ruolo di Amelia Grimaldi) Riccardo Della Sciucca (al debutto nel ruolo di Gabriele Adorno, Michele Pertusi (Jacopo Fiesco), Andrea Pellegrini (Pietro), Sergio Vitale (al debutto nel ruolo di Paolo Albiani), Federico Veltri (Capitano dei balestrieri) Alessia Panza (Ancella di Amelia).