Farfalle. Una storia di sorelle di Emanuele Aldrovandi

07 settembre 2021

Emanuele Aldrovandi, che si è da poco aggiudicato il Nastro D’Argento 2021 per il Miglior corto di finzione con Bataclan, è autore di spicco della nuova generazione di drammaturghi  italiani (le sue opere sono  tradotte, messe in scena e pubblicate in inglese, tedesco, francese, spagnolo, polacco, ceco, sloveno e catalano). Il suo  Farfalle, Premio Hystrio 2015 e vincitore 2016 del Mario Fratti Award,  debutta finalmente anche in Italia dopo la prima internazionale al The Tank Theatre di New York nel 2019.  Lo spettacolo, nel cartellone Ert della scorsa stagione e sospeso a causa della pandemia, sarà in scena da giovedì 9 a mercoledì 15 settembre al Teatro Arena del Sole.

Due sorelle e un ciondolo a forma di farfalla che le ragazze si passano a turno in un gioco: chi ha in mano il totem può obbligare l’altra a fare qualsiasi cosa. Intorno a questo meccanismo cinico e poetico insieme si dipana la vicenda raccontata da Aldrovandi in Farfalle al debutto qui anche come regista teatrale. La nuova produzione è firmata da Associazione Teatrale Autori Vivi, compagnia nata con l’obiettivo di mettere la drammaturgia contemporanea al centro del processo di creazione di uno spettacolo, Elfo Puccini di Milano ed ERT.

In scena le attrici Bruna Rossi e Giorgia Senesi, qui nei panni della sorella bionda e di quella mora, in uno spettacolo in cui è più che mai centrale il microcosmo familiare, le sue dinamiche, le sue relazioni molto meno prevedibili e simmetriche di come spesso appaiono nelle scritture per la scena. Aldrovandi d’altronde ci ha abituati a opere che tra ironia e realismo inseguono soprattutto il gusto della storia avvincente, scritta con cura, con personaggi complessi e tratteggiati nel dettaglio. A partire dal modello di alcune novelle di Pirandello, l’autore costruisce in quest’occasione due figure femminili unite da una forte relazione fin da piccole, quando sono state abbandonate dalla madre, morta suicida, e dal padre, fuggito all’estero con un’altra donna. Ma la vita obbliga sempre a percorsi personali, in cui ogni minima esperienza informa il destino spingendolo verso direzioni impreviste, a volte incomprensibili, inspiegabili agli altri, anche a una sorella; così, un anno dopo l’altro, la potente unione tra le due ragazzine orfane lascia spazio col tempo a una distanza sempre più accentuata e a uno scontro inevitabile.

“È difficile raccontare di cosa parla un testo – anticipa Emanuele Aldrovandi – e forse è ancora più difficile sapere quali siano state le esigenze che ti hanno portato a scriverlo. Per Farfalle ne posso ipotizzare almeno tre. La prima, iniziale, era la volontà di mettermi alla prova cimentandomi con la scrittura di personaggi femminili complessi. I testi che avevo scritto fino a quel momento avevano sempre un protagonista maschile, o al massimo una coppia di protagonisti uomo-donna, perciò la sfida che avevo in testa da un po’ era quella di provare a raccontare in modo profondo e credibile “la storia di due possibili donne. La seconda esigenza rispecchia una riflessione sul valore dell’esperienza. Il mondo è pieno di persone che dispensano consigli in base al loro vissuto personale e tutta la nostra cultura è fondata sull’idea che la conoscenza – scientifica, culturale, esperienziale e perfino emotiva – si possa diffondere o tramandare. Ma le esperienze che facciamo ci insegnano davvero qualcosa sulla vita, su noi stessi o sugli altri? E fino a che punto, quando cerchiamo di trasmettere alle persone che amiamo quello che pensiamo di aver imparato, facciamo loro del bene? La terza esigenza è scenica: volevo costruire una dinamica che fosse “interna” alla vicenda, ma allo stesso tempo avesse il potere di “creare” le situazioni e i personaggi. Per questo le altre figure della storia, dal padre inaffidabile al medico opportunista, sono sempre in bilico fra l’avere una vita propria e l’essere proiezioni generate dal vortice del gioco in cui le due sorelle sono immerse”.

Intorno alle due donne gravitano altri personaggi, sempre in bilico fra l’avere una vita propria e l’essere proiezioni generate dal vortice del gioco delle sue sorelle. Un gioco di cui le scene, firmate da CMP design, noto team di progettazione che per la prima volta si dedica a un progetto teatrale, restituiscono una geometria esplicita, attraverso spigoli e forme che ricalcano l’evoluzione dei rapporti disegnata dal testo. I costumi sono invece di Costanza Maramotti, le luci di Vincent Longuemare e i suoni di Riccardo Caspani.