Kafka ai tempi del gender. Adriatico rilegge La Maschia di Dowie

12 marzo 2019

Inglese, poco più che sessantenne, pioniera della stand-up comedy, anticonformista tra le più acclamate della scena contemporanea e applaudita fin dai tempi della militanza nei circuiti alternativi londinesi. Il profilo, inconfondibile, è quello di Claire Dowie, scrittrice, attrice e poetessa inglese che da anni indaga, con intelligenza e brillantezza, l’identità di genere, uno dei temi chiave dell’oggi. In Italia i suoi testi sono stati tradotti, tra gli altri, da Luca Scarlini, ma a portare in scena di recente il suo testo H to He (I’m turning into a man), sotto il titolo La Maschia, è stato Andrea Adriatico, reduce da diverse incursioni su Copi.

Dopo l’anteprima a “Cuore d’Inghilterra”, rassegna estiva di Teatri di Vita, lo spettacolo, diretto da Adriatico su traduzione di Stefano Casi, ritorna ora sul palcoscenico del teatro bolognese che ne firma la produzione, dal 13 al 17 marzo, per la stagione “Recito di Cittadinanza”e, dal 20 al 21 marzo, al Teatro Delle Passioni di Modena.

La storia surreale è quella della signora H, che una mattina si sveglia e scopre, dal formicolìo della pelle diventata stranamente troppo spessa, che sta diventando un uomo: da H a He, appunto. Così la metamorfosi kafkiana plana nell’oggi scavando nei confini incerti dell’identità di genere per corroderne gli stereotipi. L’incubo claustrofobico dell’opera archetipica di riferimento, però, diventa qui irresistibile commedia che fa deflagrare il confine tra maschile e femminile.

“Sto diventando un uomo – racconta la signora H – ho in testa questo pensiero prima ancora di aprire gli occhi. Lo caccio via come se fosse rimasto lì da un sogno agitato. Mi sveglio del tutto e mi rendo conto che mi sto grattando. Non è che mi prude la pelle. È che è spessa e formicola, reclama attenzione. Sto diventando un uomo…”. Con un rovesciamento di prospettiva insolito, sarà dunque una donna a osservare a fondo il maschile senza rinunciare al suo punto di vista e alla sua anima femminile; per scoprire che in realtà gli elementi convivono e si mescolano e che non c’è niente di più violento che voler ingabbiare le persone in uno schema sessuale binario quando questo proprio non basta a definirne identità e desideri.

Nei panni della protagonista Olga Durano, già signora della scena con Franco Parenti e Leo de Berardinis, oltre che travolgente attrice comica in storici varietà televisivi e interprete di numerosi spettacoli di Adriatico, tra cui L’omosessuale o la difficoltà di esprimersi di Copi, Is,Is Oil da Pier Paolo Pasolini e Chiedi chi era Francesco di Grazia Verasani. Con lei Patrizia Bernardi, tra i fondatori di Teatri di Vita, dove ha lavorato in numerosi spettacoli, e Alexandra Florentina Florea, cantante e attrice che lavora con i Cantieri Meticci e vincitrice del Premio Scenario per Ustica 2017 con il gruppo Shebbab Met Project. Il pubblico potrà conoscerle più da vicino in un incontro con la compagnia in programma al termine della replica pomeridiana di domenica 17.