Kater i Rades. La tragedia del mare nell’opera di Leogrande

18 dicembre 2019

28 marzo 1997, Venerdì Santo. La piccola motovedetta Katër i Radës carica di 120 profughi in fuga da un’Albania in piena crisi economica e guerra civile si scontra nel Canale d’Otranto con un’imbarcazione della Marina Militare Italiana che aveva il compito di respingerla. Oltre ottanta morti, molti dei quali minorenni. Il sogno di una nuova terra in cui vivere in pace si trasforma per i migranti albanesi in una traversata della morte. Questa storia terribile a cui oggi purtroppo fanno eco molte altre è raccontata ne Il Naufragio, libro inchiesta di Alessandro Leogrande.

Scrittore geniale scomparso prematuramente nel 2017, Leogrande è stato il più grande autore-reporter della sua generazione, un intellettuale sempre schierato con gli ultimi che ha saputo raccontare le reali implicazioni di certe scelte politiche italiane, capace di unire in una limpida scrittura narrativa lo spirito certosino dell’inchiesta e l’appassionante riflessione intellettuale, culturale, morale sui valori di un tempo inaridito di senso.

Nel 2014 il viaggio negli abissi dell’umano compiuto col Naufragio si è trasformato in un’opera contemporanea “da camera” in albanese e italiano, prodotta da Biennale Musica di Venezia e Cantieri Teatrali Koreja, di cui Leogrande ha scritto il libretto e che torna ora in scena grazie a una nuova coproduzione tra Ravenna Festival, Teatro Alighieri di Ravenna e Teatro Comunale di Ferrara. Lo spettacolo, in scena il 19 dicembre alle 21 al Teatro Comunale Claudio Abbado di Ferrara come primo appuntamento della stagione lirica, s’intitola Katër i Radës, dal nome della nave speronata dalla corvetta italiana.

 Le musiche, tessuto strumentale di canti polifonici, suono della cupa cupa e tracce elettroniche creato dal compositore albanese Admir Shkurtaj (giunto nel ’91 in Italia con le prime ondate di sbarchi e formatosi musicalmente nel nostro Paese) e la regia lineare di Salvatore Tramacere danno vita a una ballata di fantasmi su una zattera ideata da Michelangelo Campanale, tra sillabe esplose, frasi e grida di una lingua lontana.  La cronaca si trasforma così in un moto senza dei, nel pieno stile della scrittura di Leogrande. “Katër i Radës – scriveva infatti lo stesso autore – non vuole essere semplicemente un’opera della memoria. È piuttosto il tentativo – attraverso la musica – di liberare l’universo umano di chi è andato incontro a una delle tante tragedie del Mediterraneo. Nell’atto unico si affollano sommersi e salvati, chi è sopravvissuto e chi è scomparso, le loro voci, i loro pensieri, e soprattutto il loro viaggio verso il buio, pieno di grandi ansie e piccoli desideri, sogni e paure, digressioni, apparizioni, improvvise rammemorazioni”.

Per approfondire, nell’ambito del ciclo Libri in scena”curato dall’Associazione Amici della Biblioteca Ariostea in collaborazione con il Teatro Comunale, la giornalista di Internazionale Annalisa Camilli, impegnata a seguire le rotte delle migrazioni verso l’Europa, parlerà alle 17 al Ridotto del Teatro del libro di Alessandro Leogrande, in un incontro a ingresso libero intitolato La legge del mare.