“La gioia” si legge negli occhi. Il nuovo spettacolo di Pippo Delbono

28 febbraio 2018

Un viaggio, doloroso e con tanti buchi neri, ma costellato al contempo di leggerezza e densità. Così promette di essere La gioia, nuovo spettacolo dell’autore, attore e regista Pippo Delbono, prodotto da Emilia Romagna Teatro Fondazione e Théâtre de Liège, Le Manège Maubeuge/Scène Nationale, al debutto  giovedì 1 marzo all’Arena del Sole di Bologna, per rimanere in scena fino a domenica 4 marzo (alle 21.00 giovedì e venerdì, alle 19.00 sabato e alle 16.00 domenica).

Originale, anticonvenzionale e visionario artista della scena italiana, conosciuto e  molto amato all’estero, Delbono ha creato un suo personale linguaggio teatrale immediatamente riconoscibile in cui sia gli episodi di vita vissuta, esperienze con una fortissima impronta biografica, che le suggestioni e suggerimenti colti dall’ambiente circostante, dai viaggi e dalle cronache dei nostri giorni, diventano strumenti di conoscenza e di espressione artistica. L’ambizione che guida Delbono è quella di voler arrivare ad una più profonda e luminosa comprensione della realtà, da raggiungere attraverso la semplicità, intesa come essenzialità, e l’autenticità che va a braccetto con l’apertura verso l’altro (la sua è una compagnia che da sempre si connota per l’ascolto dell’alterità e l’attenzione alle differenze).

Anche “La gioia” è un cammino verso quella dimensione profonda in cui conserviamo i veri significati (e le vere emozioni) di parole come  gioia, divenute frustre, dimenticate o banalizzate, strumentalizzate o sfruttate a fini commerciali. Racconta Delbono: “Mi ricordo quando a Manila sono entrato in un luogo che si trovava totalmente dentro una discarica di immondizia, dove vivevano moltissime persone. C’era un odore insopportabile di fogna. Ovunque c’erano spazzatura, topi, uccelli, insetti. Mi ricordo di queste donne che lavavano i loro vestiti, si profumavano, si truccavano, e ridevano moltissimo tra di loro. E poi mi ricordo tanti anni fa in India, a Varanasi, la città dove vanno a morire gli indiani, mi ha avvicinato un folto gruppo di bambini che saltavano, ridevano come animali impazziti. I loro piedi erano grandi, deformi, gonfi come palloni. Ma i loro visi, i loro occhi, mi trasmettevano un senso di verità, di lucidità, di vitalità, di gioia. Tante cose ho visto e vissuto in questi anni, spesso dimenticate, ma quegli occhi gioiosi nella discarica di Manila e sulla riva del Gange, li porterò con me per tutta la vita… Penso a questo spettacolo La gioia come ad un racconto semplice, essenziale. Penso alla gioia come a qualcosa che c’entra con l’uscita dalla lotta, dal dolore, dal nero, dal buio. Penso ai deserti, penso alle prigioni, penso alle persone che scappano da quelle prigioni, penso ai fiori”.

Sul palco, oltre a Pippo Delbono, troviamo Dolly Albertin, Gianluca Ballarè, Bobò, Margherita Clemente, Ilaria Distante, Simone Goggiano, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Gianni Parenti, Pepe Robledo, Zakria Safi e Grazia Spinella.
Le musiche sono di Pippo DelbonoAntoine Bataille e autori vari, il suono è di Pietro Tirella. La scena e l’attrezzeria portano la firma di Gianluca Bolla, i costumi quella di Elena Giampaoli, alla composizione floreale ha collaborato Thierry Boutemy. Le luci sono di Orlando Bolognesi, la direzione tecnica è di Robert John Resteghini.

Giovedì 1 marzo, alle 20.15 nel foyer dell’Arena e nell’ambito di WikiArena (appuntamenti per introdurre gli spettacoli, fornire spunti, consigli di lettura e indicazioni per avvicinarsi alla rappresentazione), nel corso di un breve incontro curato da Altre Velocità lo spettacolo sarà presentato da Rossella Menna.
Invece sabato 3 marzo, alle 16.30 al Cassero LGBT Center, nell’ambito del ciclo Conversando di teatro sarà possibile dialogare con gli artisti della Compagnia Pippo Delbono. In un’atmosfera informale e con la complicità di un ospite, gli spettatori potranno raccogliere spunti e impressioni e fare le domande che sorgono prima o al termine dello spettacolo.