La passione del teatro. L’Elvira di Servillo approda a Ravenna

26 novembre 2019

Parigi, 1940. Mentre la capitale viene occupata dai nazisti, Louis Jouvet, celeberrimo attore francese di cinema e teatro e professore del Conservatoire National d’Art Dramatique, continua il suo lavoro d’insegnante. Tra i vari corsi lavora ossessivamente a una scena del Don Giovanni di Molière (quello dell’addio di Elvira nel quarto atto) con una studentessa del terzo anno, che in quanto ebrea sarà poco dopo interdetta dalle scene. Sette lezioni in tutto, un concentrato di passione teatrale, fatica, tecnica di costruzione del personaggio, pazientemente stenografate su richiesta del maestro e precipitate insieme alle altre dentro due volumi pubblicati da Gallimard, composti proprio a partire da quegli appunti.

Nel 1986, di queste sette lezioni Brigitte Jaques ha fatto uno spettacolo teatrale (pubblicato poi come testo) intitolato Elvire Jouvet 40, che Giorgio Strehler ha subito ripreso con Giulia Lazzarini per l’inaugurazione del Teatro Studio. Nel 2016, a trent’anni di distanza dalla versione strehleriana, Toni Servillo ha ripreso le lezioni del maestro francese per dirigere e interpretare una nuova produzione dell’ Elvira, nella traduzione di Giuseppe Montesano, riaprendo tutte le questioni sulla formazione, il rapporto con il testo e con i classici e la costruzione del personaggio poste da Jouvet, che per l’attore italiano rappresenta la passione di una vita. Dal 26 novembre al 2 dicembre lo spettacolo, prodotto dai Teatri Uniti col Piccolo di Milano e reduce da una lunghissima tournée nazionale e internazionale ancora in corso, approda al Teatro Rasi di Ravenna.

In scena, dunque, un maestro e un’allieva colti nel momento, profondamente intimo, in cui l’uno sta aiutando l’altra a creare il suo personaggio, ricercando il sentimento necessario a una piena interpretazione. Insieme a Petra Valentini, Francesco Marino e Davide Cirri, Servillo, che veste i panni del grande attore, regista e teorico, ridà così vita alle lezioni sul monologo di Donna Elvira, facendo dello spettacolo la messinscena di un avvincente percorso maieutico in cui maestro e allieva sprofondano insieme, dialetticamente, felicemente, tra le maglie del personaggio a cui dare vita e nello sconfinato universo del testo, del teatro, e della vita piena, extra-ordinaria, che fiorisce tra le pagine e sulle assi di un palcoscenico. D’altronde, trasmettere senso alle giovani generazioni è un compito che Servillo esplicita anche nelle note di regia, dove scrive di ritenere “il complesso delle riflessioni di Jouvet particolarmente valido oggi per significare soprattutto ai giovani la nobiltà del mestiere di recitare, che rischia di essere svilito in questi tempi confusi”.

Se ne parlerà anche il 1° dicembre alle 17.30, quando gli artisti incontreranno il pubblico in dialogo con il critico Massimo Marino. Con loro anche il regista e drammaturgo di casa Marco Martinelli. Toni Servillo inaugura infatti un percorso ideato da Martinelli ed Ermanna Montanari, direttori del Teatro delle Albe, in occasione delle celebrazioni del VII Centenario della Morte di Dante, che coinvolgerà diverse figure di eccellenza del teatro europeo. 1, 2 e 3 dicembre il Cinema Mariani proietterà inoltre Il Teatro al lavoro, un film di Massimiliano Pacifico che racconta proprio l’avventura della creazione dell’Elvira di Servillo, nei suoi viaggi da Venezia a Parigi, passando per Napoli e Milano.