La Toscanini apre Parma Capitale con i 24 capricci di Paganini con Yuri Revich

09 gennaio 2020

Per celebrare Parma Capitale della Cultura Italiana 2020 La Filarmonica Arturo Toscanini punta tutto sui grandi violini. A cominciare da quello geniale di Niccolò Paganini, compositore italiano arcinoto in tutto mondo ma soprattutto legato a doppio filo alla città e alla sua storia culturale. A Parma, dov’è peraltro seppellito, il Maestro genovese si stabilì infatti nel 1834 su invito della Duchessa Maria Luigia che apprezzandone il talento gli affidò la riorganizzazione della Ducale Orchestra di Corte.

Per omaggiarlo La Toscanini ha commissionato una prima esecuzione assoluta dei suoi 24 capricci, una vera e propria sfida del violinista al proprio stesso strumento, un capolavoro di virtuosismi mirabolanti proposto a duecento anni esatti dalla pubblicazione. A orchestrare l’arrangiamento per violino e orchestra sinfonica è Roberto Molinelli, che salirà anche sul Podio della Filarmonica in veste di direttore, mentre come solista al violino arriva Yuri Revich, talento di fama internazionale, che suonerà uno Stradivari del 1709, prestito della Goh Family Foundation.

L’appuntamento è sabato 11 gennaio all’Auditorium Paganini, come evento serale al termine della giornata inaugurale del ricchissimo cartellone messo a punto per Parma Capitale. Il concerto festeggia così la città e il prestigioso riconoscimento che le è stato attribuito celebrando il talento, il virtuosismo e il coraggio di osare. “Quando nel 1820 Paganini li pubblicò, li aveva raccolti in tre volumi: i primi sei, poi gli altri sei, e successivamente i dodici rimanenti, e così ho impostato il mio lavoro. – spiega infatti Roberto Molinelli a proposito del lavoro con l’orchestra sui Capricci di Paganini –. Alla base vi è la sfida lanciata dai Capricci all’esecutore che ho raccolto nell’orchestrarli, lasciando intonsa la scrittura paganiniana.  Ma a mia volta ho osato, facendo assumere all’orchestra un ruolo spesso da co-protagonista assieme al solista. Quindi ho osato ancora collegando i Capricci attraverso dei ponti solamente orchestrali che fungono da raccordo, dando a tutta la composizione la forma di una lunga suite da concerto per violino e orchestra”.