La voce della solitudine. Il Testori di Roberto Latini

30 gennaio 2020

Era un grande appassionato di scandali, di scabrosità, di vita autentica, Giovanni Testori, “poiché – diceva – se non si è liberi fino allo scandalo nella vita, o meglio nel pensiero della vita, nel pensiero che muove la vita, e che non comanda scandali ma neppure li può escludere, non si è liberi nemmeno nelle cose d’arte o di letteratura, che obbediscono a una logica che può essere scandalosa, com’è la vita, oppure non esistono”. Vita e arte sono coincise, nell’avventura umana e artistica di questo straordinario scrittore e drammaturgo, ma le sue provocazioni ce le ha consegnate soprattutto attraverso il linguaggio, dentro testi capaci di raccontare l’indicibile tramite parole incarnate e una furia inventiva che in pochi sono stati capaci di restituire sul palcoscenico senza sminuirne la potenza.

Tra questi il Premio Ubu Roberto Latini, autore, attore e regista italiano che della parola incarnata e della voce che da sola (prima ancora di significare qualche cosa) esprime il senso profondo delle cose, ha fatto la propria cifra più riconoscibile. Il suo confronto con Testori, nell’ambito di un lavoro di ricerca sulle lingue segrete del teatro che Latini porta avanti da anni in un fertile scambio artistico con Lombardi-Tiezzi, arriva sul terreno di un testo pubblicato nel 1988, intitolato In Exitu.

Lo si vedrà il 1° febbraio alle 21 all’Itc di San Lazzaro, dove Latini approda per la prima volta. In scena, con la sua consueta capacità di scavare nella fonetica dei testi per restituirne brandelli carichi di emotività, la vicenda di Riboldi Gino, tossicodipendente degli anni ’80, un povero cristo che esce di scena nello squallore della stazione centrale di Milano, dopo una vita consumata in solitudine straziante, in perenne evasione. Di lingua e di senso si parlerà anche alla fine della replica con lo stesso attore e regista, e prima dello spettacolo, alle 19.30, in un aperitivo con il critico condotto da Massimo Marino.