#laculturanonsi ferma. Faccia a faccia con la realtà. Quattro venerdì con Ateliersi

02 aprile 2020

Guardano sempre in faccia la realtà, gli spettacoli di Ateliersi. Esplorando il rapporto tra l’io e il tu, raccontano i tentativi di chi prova a rivendicare uno spazio proprio nel perimetro tracciato dallo Stato e lotta contro le strutture sociali che mortificano la vita. Il diritto alla felicità, la relazione tra pubblico e privato, momenti cruciali della storia e della politica contemporanea, il rapporto tra logos e potere, il lavoro, la relazione tra i giovani e il patrimonio culturale, sono solo alcuni dei temi nodali del contemporaneo indagati dal collettivo guidato dai due attori, drammaturghi e registi Fiorenza Menni e Andrea Mochi Sismondi, che entrano così in dialogo con l’antropologia, la letteratura, la produzione musicale e le arti visive, per sviluppare puntualmente una riflessione attorno ai sovvertimenti che si manifestano nel mondo.

Per quattro venerdì RadioEmiliaRomagna, nell’ambito del cartellone #laculturanonsiferma trasmetterà in podcast quattro spettacoli della compagnia: un piccolo viaggio nella produzione di Ateliersi per conoscere meglio il collettivo, per scoprire di più del loro approccio all’arte caratterizzato da una “attrazione per l’alterità”, da una grande passione per l’evoluzione culturale come oggetto di studio, per osservare come il teatro possa diventare meta-disciplina, grazie a una scrittura che meglio di qualunque altra può costruire un dialogo vivo con altre scienze umane ed altre arti.

Si parte venerdì 3 aprile con Soli, riscrittura di Pensaci, Giacomino! di Pirandello incentrata sulla relazione tra identità e dimensione lavorativa nelle strutture sociali contemporanee e sulla capacità di compiere scelte divergenti che permettano di migliorare le condizioni di vita di altri esseri umani. Il testo di Pirandello raccontava di un bizzarro ménage a trois tra Toti, anziano e amareggiato professore ginnasiale, la giovanissima Lillina, che l’uomo decide di sposare, e Giacomino, un giovane del paese di cui la ragazza è incinta. Il curioso triangolo consensuale attira naturalmente l’attenzione del paese, scatenando il prete, il direttore della scuola, le famiglie degli interessati e l’intero piccolo mondo antico che par dedito unicamente a risolvere la deplorevole faccenda morale come se il rapporto tra quei tre potesse portare peste al resto della comunità, fino a mettere in crisi lo stesso Giacomino, che prova a sottrarsi allo scandalo ma solo quando è ormai troppo tardi. Nella riscrittura di Ateliersi i temi della commedia originaria risuonano tutti (immersi in ambiente sonoro composto appositamente da Vincenzo Scorza), ma per raccontare i paradossi contemporanei delle relazioni tra le persone.

Il 10 aprile è invece in programma De facto, un’opera poetica elettronica che elabora i materiali relativi alla strage di Ustica in una composizione che va oltre l’episodio storico per decifrare i segnali del nostro presente. Nello spettacolo, il linguaggio giuridico della sentenza-ordinanza con cui il Giudice Rosario Priore nel 1999 determina che Ustica fu “propriamente un atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata” entra in relazione – attraverso il lavoro dei performer, ovvero di Menni, Mochi Sismondi e Francesca Pizzo, – con un live set di musica elettronica a cura di Caterina Barbieri e un apparato visuale realizzato da Giovanni Brunetto che ci riporta al 1980, agli albori degli home computer per costruire un evento rivolto ad un pubblico interessato alle arti performative, alla produzione musicale contemporanea e a porsi in relazione con gli ultimi quarant’anni di storia italiana.

Lo speciale prosegue il 17 aprile con Non stare ferma nel vento, un reading poetico e musicale ideato e interpretato da Fiorenza Menni, che racconta il coraggio di scelte dirompenti e modi nuovi di immaginare la vita inseguendo le parole di poete come innovative come Alejandra Pizarnik, Emily Dickinson, Anne Sexton, Claudia Rankine e Rupi Kaur. L’interpretazione dei versi entra in dialogo con le musiche originali suonate dal vivo dalla percussionista Giulia Formica e con la prima strabiliante pupazza creata dall’illustratrice e fumettista Francesca Ghermandi.

Ultima tappa il 24 aprile con in Your Face, spettacolo Finalista Ubu come miglior progetto sonoro 2018 (le musiche sono di Vittoria Burattini, Vincenzo Scorza e Mauro Sommavilla, eseguite da Scorza e Sommavilla con Giulia Formica). L’opera attinge ai profili Facebook di alcune persone che attraverso i social raccontano il proprio rapporto con il reale generando pensiero e discorso sul presente. Utilizzando il linguaggio dei social media per la riscrittura dell’opera Trovarsi di Pirandello, la scena si sviluppa seminando nel vuoto indizi per l’immaginazione e lasciando sempre aperta una porta per l’irruzione del reale. Seguendo le analogie tra la dispersione della personalità pirandelliana e la costruzione dei profili personali in Facebook, In Your Face interroga così i meccanismi del riconoscimento, trascinando lo spettatore nell’ambiguità tra serendipità e omofilia: in quella zona tra la scoperta dell’inaspettato e il riflesso di sé stessi che caratterizza la vita nei social.