#laculturanonsiferma. Alla ricerca dei Nessi con Alessandro Bergonzoni

25 marzo 2020

Quando è andato in scena all’Arena del Sole di Bologna nel 2017, Nessi di Alessandro Bergonzoni era già uno spettacolo cult. In due anni di tournée, infatti, il lavoro aveva conquistato il cuore degli italiani, come d’altronde tutto il teatro di un artista tra i più popolari del panorama italiano, investito nel tempo da una pioggia di premi, tra cui un Ubu come miglior attore italiano 2009 e il Premio dell’Associazione Nazionale Critici di Teatro 2014.

Esultino gli appassionati, anche in tempo di serrata dei teatri, perché per il cartellone #laculturanonsiferma della Regione Emilia Romagna proporrà un video inedito, regia di Alessandro Bergonzoni e Riccardo Rodolf, tratto proprio da Nessi. Lo trasmetteremo su Emilia Romagna Creativa e Lepida Tv, mercoledì 25 marzo alle 21.

Il video contiene un frammento di Nessi della durata di circa quindici minuti. Lo spettacolo è appunto tra i cult dell’artista (insieme ad altri capolavori come Predisporsi al micidiale, Urge, e l’ultimo Trascendi e Sali) e si concentra sulla vita e la morte, sulla vicinanza tra padri e figli, dissacrando l’idea di infanzia e la memoria dei cari estinti, giocando con i ricordi e con i contraddittori rituali sociali del nostro presente.

D’altronde l’artista bolognese, scrittore, attore comico e artista visivo sempre impegnato tra teatro, televisione e battaglie civili, è amato proprio per la sua carica dissacrante, per i funambolismi delle parole con cui tra un senso e un non senso, un paradosso e l’altro, svela la natura più autentica dell’umano. Nei suoi spettacoli, infatti, trascina il pubblico in un vortice di parole carico di satira sociale e politica: una vertigine semantica che non lascia fiato, costruita grazie a una scrittura fluviale riconoscibile anche sulle colonne dei quotidiani nazionali che ha occupato.

Funziona proprio così Nessi, che richiama appunto quelle connessioni, trame e reti, tessute e intrecciate dalle persone per collegarsi con il resto del pianeta. Lo spettacolo indaga infatti la necessità, propria del nostro tempo, di essere sempre connessi, di vivere sempre collegati con altre vite, altri orizzonti, altre esperienze, non necessariamente umane, che ci possono così permettere percorsi oltre l’io finito per espandersi verso un noi veramente universale. Nell’opera, scritta, interpretata e diretta (in coppia con Riccardo Rodolfi) Bergonzoni si trova in un’assoluta solitudine drammaturgica, al centro di una cosmogonia comica, circondato da una scenografia da lui concepita, alle prese con un testo che appare in fondo come una intima confessione esistenziale