#laculturanonsiferma. Bill T.Jones/Arnie Zane Dance Company: danzare per cambiare il mondo

25 marzo 2020

Le discriminazioni razziali, l’Olocausto, la guerra, l’AIDS, l’identità di genere, il sacrificio e più in generale il senso della comunità e i valori che legano l’umanità: sono questi solo alcuni tra i temi affrontati in forma di iconiche, indimenticabili coreografie da Bill T.Jones/Arnie Zane Dance Company in quasi quarant’anni di creazione dell’ensemble. Mercoledì 25 marzo, grazie a ad ATER Fondazione,  la grande danza della compagnia sarà ospite d’onore del palinsesto serale messo a punto dalla Regione Emilia Romagna. Alle 21.15, come di consueto su Lepida Tv ed Emilia Romagna Creativa, va in onda infatti Play and Play: an evening of movement and music, firmato appunto da Bill T.Jones, coreografo afro-americano fra i più significativi della danza contemporanea, che da sempre si interroga sui grandi temi sociali e politici della nostra attualità.

Alla fine degli anni Ottanta, dopo la morte per AIDS di Arnie Zane, compagno, fotografo e ballerino con cui aveva letteralmente cambiato il volto della danza americana, l’artista ha portato avanti il lavoro del gruppo fondato assieme nell’82, portandola al centro della scena internazionale. Dalla sua nascita, la compagnia si è esibita in oltre duecento città in quaranta paesi, macinando decine di premi (che si sommano agli innumerevoli riconoscimenti assegnati a Jones) ma soprattutto imponendo un modello di coreografia e di danza che si lega indissolubilmente a un’idea di mondo e di azione sul mondo, saldando il nesso tra arte e attivismo senza mai perdere di vista la potenza peculiare del proprio linguaggio. Un linguaggio che, anche sulla scorta di collaborazioni eclettiche (tra i suoi insostituibili collaboratori c’è suo marito Bjiorn Amlean, scultore e scenografo), mescola movimento, canto, racconto, parole.

Con gli artisti del suo ensemble, invitati (proprio come accadeva con Pina Bausch) a mettersi in gioco personalmente, ponendosi con “rigore e sincerità” le grandi domande intorno alle quali nascono gli spettacoli, il regista demiurgo sperimenta continuamente la relazione tra significato e immagine, mettendo in campo parole e movimento, sentimenti e pensieri. Lo spettacolo Play and Play in programma per #laculturanonsiferma ripercorre appunto alcuni punti salienti della sua carriera e celebra gioiosamente l’incontro tra musica e danza: “per comunicare la bellezza delle relazioni, insegnare ad abbracciare l’altro” racconta l’artista. La serata comprende tre titoli che fondono quindi musica e movimento, grazie alla presenza dal vivo di archi e strumentisti con le cui note i danzatori intrattengono una autentica conversazione.

Sulle note di Mozart apre la serata Spent Days Out Yonders del 2000, una coreografia astratta in cui con naturalezza ed eleganza i danzatori si muovono sulla magnifica partitura in una pura esplorazione musicale. Segue Continuous Replay del 1991, una complessa coreografia per nove danzatori in cui 45 gesti si ripetono nello spazio e nel tempo sulle musiche di Beethoven. A chiudere è D-Man in the waters del 1989: anche qui danza pura in cui le note di Mendelssohn e i movimenti dei danzatori sono intimamente connessi. Quest’ultima coreografia, intensa celebrazione della vita e della capacità di reagire propria dello spirito umano, è stata anche vincitrice di un “Bessie award”, ed è considerata un vero classico della modern dance.