#laculturanonsiferma. Dallo scrigno delle Belle Bandiere ecco cinque serate di teatro

01 aprile 2020

Sarà una cavalcata tra classici della letteratura teatrale e figure, valori, parole d’altri tempi in cui riecheggiano quelli presenti, lo speciale dedicato alle Belle Bandiere dal progetto #laculturanonsiferma. Cinque serate per cinque spettacoli d’archivio, trasmessi a partire da giovedì 2 aprile su Lepida TV ed Emilia Romagna Creativa, regaleranno agli spettatori un’incursione nel repertorio della compagnia fondata a inizio anni Novanta da Elena Bucci e Marco Sgrosso.

Attori, autori e registi cresciuti nello straordinario laboratorio di Leo de Berardinis (dal 1985 al 2001 hanno partecipato a tutti i suoi spettacoli), nel 1993 Bucci e Sgrosso hanno dato vita a un’avventura teatrale che in quasi trent’anni di ricerca e spettacoli è diventata un pezzo di storia delle arti dal vivo, spaziando da Goldoni a Brecht, da Ibsen a Bernhard, dalla creazione di scritture originali all’indagine sulla drammaturgia contemporanea, da percorsi di rilettura di testi classici a progetti per la commistione dei diversi codici artistici. Insieme a un nucleo stabile ma sempre aperto di attori, musicisti, tecnici e collaboratori, i due fondatori hanno firmato (alternandosi alla regia) decine di creazioni che sono valse loro molti premi prestigiosi tra cui il Premio Ubu come migliore attrice, il Premio Eleonora Duse e il Premio Hystrio Anct alla Bucci, il Premio Ubu per il lavoro con Morganti, il Premio ETI Olimpici del Teatro come migliore spettacolo di prosa a Le smanie per la villeggiatura, il Premio Hystrio Altre Muse per l’attività della Compagnia, il Premio Viviani Città di Benevento e il Premio Scenari Pagani.

Solo poche settimane fa, a inizio febbraio, s’inaugurava a Russi il progetto triennale Archivio Vivo che prevede tre anni di teatro, cinema, musica, letture, interviste, incontri per raccontare la storia di un gruppo teatrale che fin dall’inizio ha intrecciato la sua storia a quella della gente e dei luoghi della Romagna. Quell’Archivio ora diventa scrigno prezioso per continuare a praticare l’arte del teatro, come spiega Elena Bucci nell’introduzione al nostro Speciale Le Belle Bandiere:

“Abbiamo cominciato a registrare in video i nostri spettacoli per contrastare la natura effimera della nostra arte, per consolare la tristezza che ci prende ad ogni scioglimento di compagnia, per fermare il ricordo di allestimenti unici in luoghi particolari. Sapevamo bene che il teatro in video non è affatto il teatro, ma soltanto un mezzo per ricordarlo, averne nostalgia, amplificarne il desiderio. Avremmo sempre desiderato girare veri e propri film tratti dagli spettacoli, ma in attesa di avere i mezzi necessari per farlo, abbiamo puntato a documentare, per ogni lavoro, una replica con il pubblico ripresa con più camere dalla platea. Quest’impresa di equilibrismo è stata possibile grazie ai nostri collaboratori: Raffaele Bassetti, sapiente curatore e creatore del suono e Stefano Bisulli con la sua casa di produzione Monofilm, un regista che vale da solo un’intera troupe e sa cogliere al volo lo spirito dei lavori. Questi video non sono gli spettacoli, non pretendono di catturare la magia dell’energia dal vivo, quello scambio sempre diverso tra pubblico e palco che genera il mutamento, ma certamente ricordano un’arte che allena a cercare la verità, entrare nel mistero, inseguire la qualità e scatenare l’immaginazione, un rito che cura, consola, sveglia e che speriamo di ritrovare presto. I video e le foto si sono rivelati comunque preziosi: in occasione delle riprese degli spettacoli, per fare conoscere il nostro percorso a chi non l’ha vissuto, per diversi studenti che ne hanno fatto l’argomento delle loro tesi, in Italia e all’estero; ma non avremmo mai immaginato che sostituissero l’arte dal vivo in un’emergenza che sta rivoluzionando il nostro mondo privilegiato e che ci lascia attoniti per il dolore, lo stupore e le domande nuove. Proprio ora, mentre approfittiamo della clausura per lavorare al progetto Archivio vivo – che racconta la storia della nostra compagnia Le belle bandiere e quella di molti altri – siamo contenti di ritrovare i primi frammenti incerti girati da noi e i filmati di amatori e di professionisti. Si risveglia la memoria in tutta la sua potenza creativa, brillano i particolari che rendono vividi i ricordi, la trepidazione delle prove, la bellezza delle amicizie, le scoperte, la crescita degli attori, la maestria dei tecnici, la paura della prima, il catartico incontro con il pubblico, il calore dei teatri che ora dormono vuoti. Le immagini rinnovano la nostra fiducia nel teatro come strumento per capire, migliorare, accogliere, rompere le barriere della paura, della solitudine, dell’egoismo, un luogo dove tutti possano raccontare ed essere raccontati, dove si possa essere del tutto sé stessi e allo stesso tempo parte di un mare di emozioni e pensieri che ci rende fratelli. Misuriamo il patrimonio di pace, libertà, bellezza per ora perduto a causa di questo lutto planetario, ma rinsaldiamo anche le relazioni tra chi ritiene la cultura un nutrimento vitale che trasforma e fa comprendere anche le estreme difficoltà. Ci prepariamo al futuro stando in ascolto e in prova, in cerca di parole vere”.

La partenza, giovedì 2 aprile (alle 20:00), è affidata a un classico della drammaturgia occidentale, La Locandiera di Carlo Goldoni, opera che notoriamente segnò uno scarto rispetto a un teatro basato sui lazzi, le improvvisazioni e i capricci dei divi della Commedia dell’Arte, che Le Belle Bandiere hanno portato in scena nel 2010 con la produzione del Centro Teatrale Bresciano e il sostegno di Regione Emilia Romagna, Teatro Comunale e Comune di Russi. Con Elena Bucci nei panni di una scatenata Mirandolina (ruolo che fu di regine della scena come la Duse e la Ristori) e Marco Sgrosso in quelli del Cavaliere di Ripafratta, affiancati da attrici e attori straordinari come Daniela Alfonso, Maurizio Cardillo, Gaetano Colella, Nicoletta Fabbri e Roberto Marinelli, la regia della Bucci consegna una lettura del testo goldoniano che sottolinea l’attualità delle domande che si levano continuamente tra commozione e risate.

Perché una donna non può realizzare il suo desiderio di autonomia fondandosi sulla sua capacità lavorativa e sull’indipendenza dei sentimenti? Quanto ancora durerà l’illusione di una felicità costruita sulla ricchezza e sul benessere? Svelare le illusioni d’amore ci rende più forti e felici o ci consegna a un’inestinguibile nostalgia? E quanto ci protegge dal dolore? Quanto osservare con spietata ironia i limiti nostri e altrui ci aiuta a perdonare e ad accettare? Quanto abbiamo perduto sacrificando una visione del mondo al femminile a favore di una visione del mondo al maschile? I fatti raccontati sono arcinoti: una giovane locandiera di Firenze ammalia e seduce gli uomini manipolandoli con le armi della parola per soddisfare il proprio piacere intellettuale. Come ha scritto su Repubblica Rodolfo di Giammarco, Bucci ha portato in scena “una partita nera a tavolino tra i sessi”. Accostando con sapienza diverse tradizioni e insistendo molto sulla lingua viva dei dialetti e su un’impostazione marionettistica comune a tutti i personaggi, lo spettacolo illumina soprattutto l’universalità delle umane debolezze che Goldoni aveva fotografato attraverso la sua opera. In ogni momento della commedia, infatti, si respira la smisurata solitudine di personaggi in balìa delle proprie ossessioni. Non fa eccezione la protagonista che, pur trionfando nella sua battaglia contro la misoginia del Cavaliere, non riesce a sfuggire alla necessità della reputazione, del matrimonio blasonato. Il matrimonio da lieto fine coincide per tutti i personaggi con la caduta definitiva nel proprio precipizio. E mentre a illuminare il naufragio sono le luci fondamentali di Maurizio Viani, è il suono di Raffaele Bassetti a suggerire lo scricchiolìo ineluttabile di una grande nave alla deriva.

Lo speciale proseguirà nei giorni di aprile con Antigone (sabato 4 aprile), rilettura del classico sofocleo, con Svenimenti –un vaudeville (martedì, 7 aprile), dagli atti unici, dalle lettere e dai racconti di Anton Cechov, con La Canzone di Giasone e Medea (giovedì 9 aprile), con testi da Euripide, Seneca, da Apollonio Rodio, Franz Grillparzer e Jean Anouilh, e si concluderà con Le Relazioni Pericolose (mercoledì 15 aprile), dal romanzo omonimo di Choderlos de Laclos. Ve ne racconteremo nei prossimi giorni,