#laculturanonsiferma. Gli Svenimenti checoviani delle Belle Bandiere

07 aprile 2020

È ambientata nella Russia a cavallo tra otto e novecento, la terza puntata dello Speciale che #laculturanonsiferma dedica alle Belle Bandiere. Il 7 aprile su Lepida Tv ed Emilia Romagna Creativa andrà in onda Svenimenti, spettacolo del 2014 in cui sulle tracce di atti unici, lettere e racconti di Anton Checov, Elena Bucci e Marco Sgrosso, in scena con Gaetano Colella, accompagnano il pubblico nel labirinto creativo di un autore che ha saputo raccontare magistralmente le contraddizioni e le lacerazioni di un passaggio epocale da una società tardofeudale ad una precapitalistica.

Il titolo, un omaggio a Vselovod Mejerchol’d che aveva intitolato “Trentatré svenimenti” la sua rilettura di tre atti unici del drammaturgo russo, allude alle crisi emotive dei tanti personaggi checoviani, uomini e donne che restano impressi nella memoria per l’autenticità della loro trama emotiva, per la profondità con cui sono tratteggiati i loro caratteri così fragili, umani. In una composita drammaturgia, Bucci (che firma anche la regia) e Sgrosso cuciono insieme tre atti unici (La domanda di matrimonio, I danni del tabacco e L’orso), opere che l’autore scherzosamente definiva “vaudeville volgarucci e noiosetti” e che invece, spiegano i registi “illuminano la solitudine malinconica dei suoi antieroi, le ridicole debolezze di noi tutti, la misteriosa tessitura dei rapporti, le utopie, la trasformazione veloce di un mondo, lasciando intravedere le visioni dei capolavori a venire”. A questi si aggiungono altri materiali tratti dalla biografia dell’autore, dai tanti racconti pubblicati anche su riviste popolari, dalle opere maggiori e soprattutto dalle lettere scambiate con amici, colleghi, editori, familiari e con la moglie, Ol’ga Knipper, attrice al Teatro d’Arte di Mosca diretto da Stanislavskij, che continua a scrivere al marito anche dopo la sua more.

Come in un caleidoscopio in cui si avvicendano e moltiplicano personaggi e fatti, i tre attori inseguono la poliedricità di Checov impersonando di volta in volta figure importanti incontrate sulle sue tracce: compagni del Teatro d’Arte, fantasmi, eteronimi dell’autore, personaggi e testimoni, accompagnati dalla danza di fragili sipari e dal ritmo della luce disegnata da Loredana Oddone e della drammaturgia del suono curata da Raffaele Bassetti con la collaborazione di Franco Naddei. “Ne emerge – raccontano i registi – il ritratto di un uomo incantevole e complicato, medico per vocazione e scrittore per passione, affettuoso e intelligente osservatore degli umani, instancabile difensore degli ideali, amante della vita tumultuosa del teatro ma anche della solitudine, sempre curioso della vita nelle sue variabili forme”.