#laculturanonsiferma. Joie de vivre di Simona Bertozzi

24 marzo 2020

Nessuno si alza al mattino desiderando di essere infelice, scriveva il filosofo Ernst Bloch. Il desiderio primo e ultimo di ogni essere vivente è quello di essere felice. Non è un fatto razionale, né esclusivamente umano, ma lo slancio primordiale di ogni vivente verso la vita stessa e un’armonia totale degli elementi, vegetali inclusi. Anzi, proprio dalle piante si può imparare a rimettere a fuoco, e al centro della nostra vita, la più elementare delle pulsioni: la joie de vivre. S’intitola così, Joie de vivre,  lavoro ideato e diretto da Simona Bertozzi, danzatrice e coreografa tra le più originali, premiate, apprezzate della danza contemporanea, che con lavori come “Elogio de la Folia”, “Animali senza favola”, “Anatomia”, e l’ultimo progetto “Prometeo” ha esplorato l’animo contemporaneo, nei suoi miti e archetipi presenti e mancanti, attraverso il corpo, le sue abitudini culturali e gli scarti individuali, le sue architetture possibili, ridisegnandone il profilo, il passo, la relazione con lo spazio e con gli altri. Lo spettacolo, che ha debuttato nel 2018, sarà trasmesso martedì 24 marzo alle 21 su EmiliaRomagnaCreativa e su LepidaTV per #laculturanonsiferma.

 “A partire dal comportamento delle forme di vita più antiche e diffuse del pianeta, le piante – suggerisce infatti la coreografa – Joie de vivre opera una ricerca coreografica per indagare quelle attitudini emergenti che tutti, vegetali e umani, mettono in atto nell’incessante tentativo di giungere a uno stato di felicità”. Bertozzi, spiega il dramaturg del progetto Enrico Pitozzi “decostruisce il punto di vista antropocentrico per seguire lo sviluppo del mondo vegetale, affinché i danzatori possano esplorare soluzioni inedite di movimento, comportamenti al limite del loro immaginario coreografico, tutta una gamma di gesti inediti attraverso i quali ripensare lo spazio e le forme con le quali si delinea un territorio – ancorché mobile e sfrangiato – perché le cose accadono e l’inatteso sia accolto come un’epifania, una rivelazione”.

In scena, sostenuti dal set e dalle luci di Simone Fini e dai costumi di Katia Kuo, un ensemble inedito di danzatori individuati tramite audizioni tenute tra Londra e Bologna, Wolf Govaerts, Manolo Perazzi, Sara Sguotti e Oihana Vesga e due cantanti, Giovanni Bortoluzzi e Ilaria Orefice, specializzati nel canto difonico. Prosegue il felice sodalizio con la regia del suono e la scrittura musicale di Francesco Giomi, che per questo nuovo progetto, partendo da lunghe sessioni di creazione dal vivo, dall’immediatezza dell’improvvisazione sulla danza, ha provato a conservare traccia di quella necessaria tensione al movimento nata durante il live, “nelle ‘fibre sonore’ che sembrano allungarsi, restringersi, vibrare, avvolgere, assalire, cullare e in fin dei conti suggerire l’organicità vegetale” perseguita da Bertozzi. In quest’originale compresenza, ovvero nell’incontro della sua musica con la voce del canto armonico, interpretato dal vivo da una coppia di cantori di tradizione sarda, si esprime così un’attenzione alla dimensione sensoriale del movimento, per indagare l’effetto che il suono produce sull’azione individuale e collettiva, in altre parole l’espressione della gioia di un corpo che si fa canto. Joie de vivre infatti, come chiosa la regista, “non allude a una condizione di benessere né si pone l’obiettivo di una riflessione rassicurante su un concetto tanto complesso, quanto mai pienamente decifrato, come quello della felicità. Si propone come pensiero in forma coreografica rivolto alla vita e alla sua infinita potenza generativa”.

 Lo spettacolo è prodotto da ERT, dal Teatro Comunale di Modena e da Nexus, con il contributo di MiBACT, Regione Emilia-Romagna, Fondo Regionale per la Danza d’Autore e con il sostegno di Fondazione Nazionale della Danza – Aterballetto, Arboreto Teatro Dimora di Mondaino.