#laculturanonsiferma. Il mondo festeggia la danza

28 aprile 2020

Il 29 aprile è un giorno speciale per le arti performative: in tutto il mondo si festeggia la Giornata Mondiale della Danza promossa dall’International Dance Council dell’Unesco. Protagonista dei festeggiamenti è uno straordinario linguaggio capace di superare barriere geografiche e culturali, le cui eccellenze esprimono gli esiti più avanzati e innovativi della ricerca artistica contemporanea. Per l’occasione l’intero nostro palinsesto della giornata sarà dedicato ai grandi interpreti internazionali riuniti in un programma di trasmissioni online (in onda su Lepida TV e Spettacolo/Emilia Romagna Creativa) messo a punto in collaborazione con Ater Fondazione.

La partenza è affidata a uno spettacolo di teatro-danza espressamente rivolto al pubblico dei piccoli (a partire dai 7 anni) e delle loro famiglie firmato da Akram Khan, una star della danza internazionale. Nei suoi immaginifici lavori in cui mescola slanci lirici e narrazione epica, il coreografo s’interroga puntualmente sul senso delle proprie radici di uomo e di artista nato in Inghilterra da una famiglia originaria del Bangladesh. E proprio intorno al tema della casa, del valore delle radici e della multiculturalità ruota Chotto Desh, adattamento per bambini (diretto da Sue Buckmaster) del suo celebre solo autobiografico DESH. Una perla di poesia che accompagna i giovani spettatori in un’ esplorazione profonda e intima del potere dell’animo umano di fronte alle avversità naturali.

Si prosegue con Rocco, creazione firmata nel 2011 da Emio Greco e Pieter C. Sholten, direttori artistici dell’International Choreographic Arts Centre di Amsterdam e protagonisti di un’avventura coreografica che pone al centro il corpo e le sue implicazioni interiori, sviluppando un linguaggio contraddistinto da tensione e sincronicità. Caratteri che si ritrovano in tutta la loro forza nello spettacolo che trasmetteremo il 29 aprile. Presentato nel 2013 nel cartellone del Festival Gender Bender, Rocco è un lavoro ispirato al film Rocco e i suoi fratelli che affronta i temi della fratellanza in tutti i sensi (il buono e il cattivo, il diavolo e l’angelo, Caino e Abele, Romolo e Remo) attraverso una commistione di danza e pugilato. I quattro danzatori si sfidano infatti su un ring che li vede mettere alla prova i loro limiti fisici e psicologici.

In programma c’è poi la danza irriverente dei Trocks (Les Ballets Trockadero de Monte Carlo) da molti anni protagonisti anche dei cartelloni dei teatri dell’Emilia Romagna. La dissacrante compagnia statunitense, tutta al maschile, dal 1974 si appropria anche dei ruoli femminili per mettere in scena “en travesti” le pagine più belle del balletto classico giocando sul confine tra precisione tecnica e sguardo profondamente ironico. Per la Giornata Mondiale della Danza vedremo due loro classici: Paquita, balletto esemplare dello stile francese esportato a San Pietroburgo alla fine del XIX secolo dal grande coreografo Marius Petipa che aggiunse il Pas de Trois e il Grand Pas de Deux e il Lago dei Cigni, ovvero la loro personalissima versione del secondo atto del balletto classico più famoso al mondo.

Il prestigioso Bejart Ballet Lausanne propone invece Syncope, coreografia di Gil Roman, attuale direttore della compagnia designato dallo stesso Maurice Béjart. Lo spettacolo, presentato nel maggio 2019 al Regio di Parma e al Comunale di Modena, vede quindici danzatori in scena che in circa quaranta minuti traducono in movimento il senso della sincope. In musica la sincope è un controtempo, l’accentuazione di una nota in un tempo debole con suo prolungamento nel tempo forte che la segue, mentre in medicina è un arresto cardiaco o un rallentamento dei battiti un momento di temporanea perdita di conoscenza durante il quale il nostro cervello può immaginare di tutto, inventare di tutto o rivedere tutto. “Dove eravamo quando non c’eravamo?” si domanda allora il coreografo. E quel che arriva dopo “è ricordo o immaginazione? Memoria o creazione?”. L’occasione di incontrare la compagnia diretta oggi da Gil è davvero preziosa. Dall’anno della sua fondazione nel 1987, il Béjart Ballet Lausanne è infatti un punto di riferimento nel mondo della danza che preserva l’eccellenza artistica rappresentata dal fondatore scomparso nel 2007, un maestro indiscusso della coreografia che ha segnato il mondo della danza per sempre con opere rimaste emblematiche come La Sagra della Primavera, Boléro, La IX Sinfonia di Beethoven, Le Presbytère n’a rien perdu de son charme, ni le jardin de son éclat.

Di capolavori dei maestri è d’altronde costellata l’intera giornata che #laculturanonsiferma dedica alla danza. Il cuore del palinsesto batte infatti in tre creazioni della “nomade californiana” Carolyn Carlson, regina indiscussa della danza contemporanea di cui ha scritto storiche pagine di fondazione con i suoi oltre cento spettacoli e con la sua attività di coreografa, pedagoga, direttrice artistica, poetessa e filmaker. In programma il 29 aprile c’è il solo Immersion in cui lei stessa si trasforma in una water lady capace di immergersi nell’elemento vitale dell’acqua raggiungendo vette di magnifica metamorfosi, Dialogue with Rothko, sintesi del suo incontro con la pittura meditativa di Mark Rothko che ispira una ricerca dell’essenzialità dell’umano e infine Now, coreografia ispirata al testo La poétique de l’espace del filosofo francese Gaston Bachelard che richiama alla necessità di concentrarsi sul qui ed ora della vita, senza rimandare a domani la “progressione dell’intimità verso l’immensità”.