#laculturanonsiferma. Tra radici e ali. La grande danza di Tero Saarinen

28 marzo 2020

La grande danza internazionale continua ad essere protagonista del cartellone #laculturanonsiferma. In collaborazione con Ater Fondazione, sabato 28 marzo alle 21:30 Lepida TV ed Emilia Romagna Creativa trasmettono Rooted with wings, un documentario del 2018 del regista Thomas Freundlich (prodotto da Lumikinos Production Oy) che racconta la vita nell’arte del coreografo finlandese Tero Saarinen.

Un’opportunità davvero imperdibile, come sa chi in Emilia-Romagna ha già avuto l’occasione di applaudire una sua creazione. In regione la sua compagnia è stata infatti ospite al Festival Aperto di Reggio Emilia dove ha presentato HUNT, assolo del coreografo danzato sulle partiture composte da Igor Stravinskij per la Sagra della primavera, e più di recente al Teatro dei Segni di Modena, dove ha trascorso un periodo di residenza artistica per lavorare alle prove di Zimmermann trio, presentato in prima mondiale il 19 gennaio 2018 alla Walt Disney Concert Hall di Los Angeles.

Artista di fama mondiale, Saarinen è stato il più brillante danzatore della sua generazione (cominciando la sua carriera col Finnish National Ballet nel 1985 fino ad essere interprete di Blue Lady, capolavoro di Carolyn Carlson), ma è oggi conosciuto in tutto il mondo soprattutto come coreografo. Il suo stile che accosta danza, musica, design e arti visive, ha reso letteralmente inconfondibili le oltre quaranta creazioni realizzate con la sua Tero Saarinen Company nata nel 2002, e per conto di una decina di altre prestigiose compagnie tra cui la Batsheva Dance Company, il Balletto dell’Opéra de Lyon e il Balletto dell’Opera di Göteborg.

Nell’inseguire il modello di un’opera d’arte totale, mescolando Butoh, arti marziali, balletto classico e contemporaneo, il coreografo subisce espressamente il fascino di culture e paesi che hanno alle spalle una lunga tradizione di danza, perché da quella longevità emerge il senso, il valore più profondo del suo linguaggio espressivo. A raccontarlo è lui stesso nel docufilm di Freundlich, che raccoglie dichiarazioni di poetica e mostra immagini riprese durante gli spettacoli, ma anche momenti più intimi, catturati durante le prove, quando il coreografo dà indicazioni ai suoi danzatori, o quando incontra danzatori di altre culture con background del tutto diversi, coi quali è necessario un intenso lavoro per trovare un terreno comune.

Scopriamo così che Saarinen è un regista maieuta che lavora sulle qualità individuali di ognuno e che disegna le sue opere in sala prove, nutrendo a lungo l’immaginario dei danzatori con indicazioni e richieste, affinché loro possano restituire immagini nuove, forme, linee ricche di significato. Come lui stesso racconta, infatti, per attivare il lavoro si comincia sempre condividendo immagini concrete di sensazioni, condizioni spazio-temporali, che si traducono poi in stati emotivi precisi e infine in danza, perché è sempre il paesaggio psichico a influenzare i movimenti.

Tra parole ed esercizi emergono poi frammenti di spettacoli, che rivelano una danza declinata al presente ma mai didascalica , sempre calda, emozionale, capace di evocare il senso della ritualità senza esotismi, di far emergere quel senso del rito anche dalla cultura occidentale che tende a nasconderlo sempre di più. Come nel caso di Mesh, opera inizialmente realizzata con venti danzatori giapponesi, che esplorava il complesso rapporto tra individuo e comunità, e del bellissimo Morphed, un lavoro che con soli uomini in scena si interrogava su come sia mutato il senso di mascolinità nella società contemporanea e quindi proponeva movimenti più dolci, più delicati, fragili, di quelli solitamente associati a corpi e danze maschili.