#laculturanonsiferma / Speciale Motus

19 marzo 2020

Sono già passati quattro anni da quando Bologna ha omaggiato Motus con Hello Stranger, un monumentale progetto che celebrava i venticinque anni di una pluripremiata compagnia di base a Rimini che ha fatto e continua a fare la storia del teatro e della performance internazionali, con opere travolgenti che guardano in faccia il presente senza riverenze. In questi giorni particolari di lockdown della vita activa, alcune di quelle performance si potranno rivedere su Lepida ed Emilia RomagnaCreativa. Nel nostro cartellone web #laculturanonsiferma  spicca infatti uno speciale dedicato al lavoro portato avanti da Enrico Casagrande e Daniela Nicolò.

Una selezione di spettacoli per scoprire da vicino la storia di un gruppo che dagli anni Novanta non smette di ispirare nuove generazioni di performer travolte dal loro stesso desiderio di sondare le inquietudini più fertili del presente per domandarsi cosa ne sarà del domani. Gli spettacoli di Motus sono infatti sempre tuffi appassionati nei temi caldi dell’attualità, nelle contraddizioni politiche e sociali del presente: “love & politics”, come il titolo di un bellissimo pamphlet di Judith Malina, musa di Casagrande e Nicolò come di centinaia di altri artisti nel mondo che dagli anni sessanta intrecciano indissolubilmente arte e vita. Vocazione al viaggio, attivismo politico, incontri e racconti di biografie straordinarie tra attualità, poesia e mito sono le caratteristiche di una poetica che emergerà appieno dallo speciale attraverso gli spettacoli programmati su www.emiliaromagnacreativa.it e su LepidaTv.

Si apre con  Splendid’s del 2002 (trasmesso giovedi 19 alle ore 20:00), ispirato all’omonimo testo teatrale di Jean Genet, allestimento che in pieno spirito genettiano mostra come qualsiasi stato dell’essere possa trasformarsi nel suo contrario. La pièce debuttò nel maggio 2002 al Grand Hotel Plaza di Roma in occasione del Festival “Cercando i teatri”. L’azione nella versione che trasmetteremo ha avuto luogo, sempre nel 2002 in occasione del Festival di Santarcangelo, al Grand Hotel di Rimini di fronte a un ristrettissimo gruppo di spettatori (una quarantina ogni volta), otto gangster armati di mitra, vestiti di abiti neri o gessati si trovano all’interno di una suite per una storia di rapimenti e sparatorie. Per una circostanza non chiarita, uno di loro ha ucciso una ricca ereditiera americana che tenevano in ostaggio. Anche il pubblico assiste e viene coinvolto nell’azione, anch’egli vittima e ostaggio dei criminali. Splendid’s mette in scena le più tragiche ossessioni dello scrittore francese: il tradimento, il travestitismo, la sessualità, la violenza fisica e verbale, l’inesorabile necessità della morte. Ma il testo racchiude anche il profondo rifiuto dei cliché e delle regole della società. Lo spettacolo è ideato e diretto da Daniela Nicolò e Enrico Casagrande, ispirato a Splendid’s di Jean Genet, traduzione di Franco Quadri, con Dany Greggio, Enrico Casagrande, Renaud Chauré, Vladimir Aleksic, Damir Todorovic, Luigi Biondi, Daniele Quadrelli, Francesco Montanari. La voce alla radio è di Luca Scarlini, gli abiti sono di Ennio Capasa per COSTUMENATIONAL.

La programmazione dello Speciale Motus proseguirà nei prossimi giorni con  Let The Sunshine In e Iovadovia (23 marzo), due delle tre tappe di un “contest” dedicato alla figura di Antigone tra 2009 e 2010. Nel primo caso il capolavoro sofocleo è osservato dal punto di vista dei rapporti di coppia, di fratellanza. In uno spazio vuoto che pone il pubblico al centro Silvia Calderoni e Benno Steinegger si trasformano infatti di volta in volta in Antigone e Polinice, Eteocle e Polinice e Ismene e Antigone per indagare il legame potentissimo, autodistruttivo fra due fratelli/attori che provano una rappresentazione impossibile. La scrittura combina i resti del testo originale con tracce personali, impronte e frammenti del contemporaneo, in particolare con la morte del quindicenne Alexis Grigoropoulos, ucciso il 6 dicembre 2008 ad Atene, da una pallottola vagante della polizia. In Iovadovia, invece, la figura di Antigone che sta per giungere alla sua tomba si pone in rivolta verso il nero di sé stessa per tentare una riflessione sulla percezione e l’azione artistica. Dentro un luogo oscuro condiviso e illuminato dagli  sguardi degli spettatori immessi nello spazio scenico e testimoni del confronto che qui assume una forma circolare, magica, la giovane eroina scorge Tiresia. Ed è il comune destino dell’aver visto più di quanto consentito che accomuna le due figure che si riconoscono, proprio mentre Antigone si dirige al buio della grotta e Tiresia vive già nel buio di una cecità che abbaglia. In scena, in quest’ultimo atto della trilogia, Silvia Calderoni e Gabriella Rusticali, con la partecipazione di Bilia.

Il cartellone prevede poi Alexis (trasmesso il 24 marzo alle 23:15) spettacolo del 2010 con Silvia Calderoni, Vladimir Aleksic, Benno Steinegger e Alexandra Sarantopoulou. Viaggiando ancora sulle tracce di Antigone, l’opera s’interroga sul presente delle rivolte greche a partire dall’uccisione del quindicenne da parte di un poliziotto, per un’immersione nel tragico che attanaglia questo paese così vicino per storie e tensioni all’Italia, ma che se ne distanzia per l’energia rivoltosa che lo abita.

Segue Nella Tempesta (mercoledì 25  marzo alle 22:25) del 2013, che cerca nel capolavoro shakespeariano coincidenze con le domande sulle incertezze del presente per raccontare di un futuro ancora possibile, e che non per forza deve tingersi delle tinte fosche prefigurate da autori di science fiction come Orwell e da Huxley. Determinati a perseguire un’idea di teatro che affonda le mani dentro punti caldi del pianeta, insieme a Silvia Calderoni, Glen Çaçi, Ilenia Caleo, Fortunato Leccese e Paola Stella Minni, i Motus raccolgono in uno spettacolo forze “telluriche” che invitano a trovare l’energia necessaria a vivere «In un mondo in cui non ci si può adattare e a cui non si può rinunciare, as citizens, as society-makers.».

Si prosegue con Caliban Cannibal (giovedì 26 marzo alle 22:00) del 2013, dove un incontro dentro una tenda di primo soccorso per rifugiati testimonia della possibilità di un nomadismo come forma di resistenza. In scena Silvia Calderoni e Dalì, studente di origini berbere, nei panni di A e C, due figure precipitate nel rifugio dopo tormentate vicende di naufragi reali ed esistenziali, grandi gesti e rivendicazioni frustrate. Cercano di comunicare senza parlare la stessa lingua. Cercano di raccontarsi, senza voler raccontare tutto, mescolando italiano, francese, arabo, inglese massacrato. Cercano di sostenersi senza aver le forze per poterlo fare fino in fondo.

Lo speciale va avanti poi con King Arthur (sabato 28 marzo)  del 2014, un’opera musicale di Henry Purcell in cui gli eventi raccontati dal poeta John Dryden vengono “corrotti” nella loro trama da Motus, per evocare gli scenari delle guerre del futuro. A firmare drammaturgia e traduzioni è in questo caso Luca Scarlini. Nella regia di Nicolò e Casagrande i paesaggi si compongono e decompongono seguendo le note musicali: landscapes di guerra e tempesta, foreste impenetrabili dai chiaroscuri inquietanti. Ordito di elementi vegetali e parole. Gli eventi del King Arthur conducono infatti alla nascita di una nazione in un momento politico convulso, in cui lo scrittore doveva rivisitare il proprio ruolo, rispetto alla società e alla corte.

Non può mancare in questa particolare retrospettiva MDLSX (domenica 29 marzo, ore 19:40), opera diventata cult in tutto il mondo, prodotta nel 2015 e ancora in tournée nei principali festival internazionali. Lo spettacolo, che ha un’ originale forma di DJ/VJ set, vede l’attrice totem della compagnia, ovvero Silvia Calderoni, impegnata in una sorta di inno lisergico e solitario alla libertà di divenire, al gender b(l)ending, all’essere altro dai confini del corpo, dal colore della pelle, dalla nazionalità imposta, dalla territorialità forzata, dall’appartenenza a una Patria. Brandelli autobiografici si mescolano così alla vicenda di Cal/Calliope raccontata nel romanzo Middlesex dello scrittore statunitense Jeffrey Eugenides: sullo sfondo stralci di manifesti queer ed evocazioni letterare da Butler, Preciado, Haraway.

La carrellata va avanti con Your whole life is a rehearsal (venerdì 27 marzo), video documentario sulla produzione di The Plot Is The Revolution, spettacolo del 2011 che ha visto uno storico incontro tra Motus e il Living Theatre di Judith Malina, e infine Über Raffiche (lunedì 30 marzo), versione “nude expanded ” (realizzata per Santarcangelo 2017  nello spazio vuoto di in una palestra) di un riallestimento di Spendid’s, in cui i gangster sono un gruppo di attiviste che compie azioni dimostrative e di resistenza al regime di dominio e di controllo etero sociale, ovvero Silvia Calderoni (Jean), Ilenia Caleo (Rafale), Sylvia De Fanti (Bravo), Federica Fracassi (il Poliziotto), Ondina Quadri (Pierrot), Alexia Sarantopoulou (Riton), Emanuela Villagrossi (Scott), I-Chen Zuffellato (Bob).

Di libertà dai confini tratta anche Panorama (martedì 31 marzo), spettacolo del 2018 commissionato da La MaMa E.T.C. mitico teatro newyorchese fondato da Ellen Stewert. Insieme agli attori e attrici della compagnia di casa, la Great Jones Repertory Company, Motus ha costruito una biografia plurale e visionaria del gruppo interetnico di performer, scaturita da lunghe interviste e ricerche nel background. Con il supporto del drammaturgo Erik Ehn e un dispositivo visuale sviluppato al Seoul Institute of the Arts, Nicolò e Casagrande hanno immaginato uno spettacolo che ancora una volta rivendica il diritto all’essere in movimento, alla non appartenenza,  delineando nuovi panorami esistenziali dove il nomadismo diventa una proprietà intrinseca dell’esistere (e dell’essere artista).

Lo speciale, infine, offre l’opportunità di vedere anche Rip it up and start again (mercoledì 1° aprile),  uno spettacolo-concerto-karaoke-manifesto realizzato nel 2019 con 15 allievi attori della Manufacture, importante scuola di arti sceniche di Losanna. Insieme ai giovanissimi performer, tutti nati negli anni novanta, Motus ha messo qui in discussione la retorica del no alternative, ovvero l’idea di una “generazione di cui ogni singola mossa è stata anticipata, tracciata, comprata e svenduta prima ancora di compiersi” (Mark Fisher). Prendendo come punto di partenza i testi delle canzoni del fenomeno musicale Post-punk dei primi anni ottanta, ha fatto incontrare gli attori e le attrici con una generazione estrema di artisti (da Ian Curtis a Lydia Lunch) che nel difficile contesto politico thatcheriano hanno tentato il tutto per tutto, buttandosi a capofitto in un sistema totalmente nuovo di linguaggi e di produzione. Un confronto che è un aperto invito a mettersi a correre in avanti, anche senza una direzione prestabilita, alzare il volume del dissenso e immaginare alternative irriducibilmente aliene al neoliberismo imperante.

 L’orario delle trasmissioni sarà  aggiornato su questa pagina