L'anima brasiliana del poliedrico Egberto Gismonti

22 agosto 2018

Di lui si dice che abbia definito i contorni della musica brasiliana contemporanea, innestando nella variegata tradizione di suoni di quella terra, le influenze del jazz, dell’improvvisazione e della musica colta del grande compositore Vila Lobos. E’ l’istrionico e carismatico Egberto Gismonti, pianista e chitarrista brasiliano, in concerto sabato 24 agosto, alle ore 21,30, ai Trepponti di Comacchio, nell’ambito del programma di Emilia Romagna Festival, con “The Brasilian Soul”.

Anche il luogo dell’evento è suggestivo. L’incrocio delle arcate dei tre ponti sul canale Pallotta, che si diramano in cinque scalinate, si coniuga perfettamente con l’incontro di musiche e tradizioni del suolo brasiliano: una miscellanea di suoni che Egberto Gismonti ha saputo assorbire, mescolare e ricreare sapientemente, passando dalla sua formazione classica, al jazz, all’improvvisazione, fino all’incontro con i ritmi tribali, le danze e la musica popolare brasiliana.

Gismonti è nato a Carmo nello Stato di Rio de Janeiro nel 1947, compositore, pianista e polistrumentista, vanta tra le sue specialità la chitarra a 8 o 10 corde. Di origini italiane e libanesi, ha cominciato a studiare pianoforte in Brasile, per poi proseguire gli studi a Parigi, con grandi maestri come Nadia Boulanger e il compositore Jean Barraqué. Tornato in Brasile, ha incontrato e approfondito la conoscenza della musica popolare, come quella degli indios Xingu, con i quali ha vissuto per diverso tempo e imparato a suonare il flauto. Alla ricerca dell’ideale musicale, espressione dell’anima brasiliana, Gismonti è diventando nel tempo un maestro nel choro, (che unisce valzer, polca di origine auropea a ritmi africani) e nel frevo (un ritmo danzante che accompagnava le risse durante i carnevali di Pernambuco), e ha dato dignità a musiche popolari come il baião e il forró,   avvalorando così la tesi dell’assenza di contraddizione tra musica “popolare” e “seria”.

L’artista racconta in una intervista, di essere frutto, come brasiliano, di un miscuglio culturale,  di un immensa miscellanea di popoli e tradizioni, divenuta naturale. Una miscellanea culturale che l’artista  ha saputo tradurre mirabilmente in suoni.

La sua vena creativa particolare e poliedrica ha dato vita al leggendario debutto nel ‘77 con il disco “Danças das Cabeças”, in duo con il percussionista Nanà Vasconcelos, per l’etichetta tedesca ECM,  dove la musica  spazia dalle melodie inquietanti e misteriose  agli energici  suoni percussivi  che ricordano la ‘batuque’ degli indios.  A questo disco di grande successo sono seguite varie registrazioni, molto diverse tra loro, che hanno accreditato Gismonti tra i più grandi autori del ‘900.

La ricerca incessante dell’anima brasiliana,  sarà evocata da Gismonti al pianoforte e alla chitarra, durante la serata, organizzata in collaborazione con Festival di Ljubljana e Settimane Musicali Meranesi.