"L'Arte di mangiar bene" a Pasqua. Simone Toni legge due ricette di Pellegrino Artusi

09 aprile 2020

Non poteva mancare nel nostro cartellone web, in questi giorni che annunciano le feste pasquali, un posto per la cucina, per l’arte del mangiar bene, grande consolazione in tempo di lockdown.  E dove trovare migliore ispirazione se non nel libro più letto della cucina italiana, ovvero La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene di Pellegrino Artusi,  ristampato, da quel 1891, in innumerevoli edizioni e tradotto in tantissime lingue, testo che ha dato dignità alla cucina casalinga e predicato la valorizzazione delle risorse alimentari locali.

L’occasione ci è data da una bella iniziativa partecipata del Comune di Forlimpopoli, nel bicentenario della nascita di Pellegrino Artusi (Forlimpopoli, 4 agosto 1820) che ricorre quest’anno. Si tratta di un web book in corso di realizzazione con la partecipazione di tutti i cittadini del comune romagnolo: 790 lettori diversi, uno per ogni ricetta pubblicata da Artusi. Le prime letture sono già online sulla pagina Facebook della Biblioteca comunale di Forlimpopoli. Per ora, di necessità , il progetto è solo sul web, ma appena sarà possibile il Comune ha in cuore di dare vita a  una maratona di lettura dal vivo: 4 ore per 9 sere consecutive, dalle 19.30 alle 23.30, per le 36 ore necessarie per leggere l’intero manuale.

Per noi, a leggere in anteprima per #laculturanonsiferma, le ricette n. 7: Cappelletti all’uso di Romagna n. 598: Stiacciata alla livornese, due tipici piatti delle feste, è l’attore Simone Toni, anch’egli cittadino di Forlimpopoli. La ghiotta lettura, Artusi ad Alta Voce, sarà trasmessa il 9 aprile alle 18:20 su Lepida Tv e su EmiliaRomagnaCreativa.

Ma l’Artusi non è solo il grande libro che  ha creato uno stile italiano della cucina e ha per primo raccolto e unito tradizioni diverse e lontane. Di questo testo, che al pari di Pinocchio, dei Promessi Sposi  e di Cuore ha contribuito alla creazione dell’identità nazionale,  hanno scritto intellettuali raffinati come Giorgio Manganelli che lo racconta così: “Nell’Ottocento l’Italia era una a livello dei francobolli e dei carabinieri. Fu allora che apparve l’Artusi. Lo spirito del tempo gli affidò un compito cui attese con umiltà e ostinata pazienza. Per oltre vent’anni raccolse le ricette di tutte le cucine italiane; mescolò assieme tutti i riti reciprocamente esotici, la polenta e la pasta con le sarde. Entrò da laico nel corpo mistico del mangiar collettivo italiano; e al posto della matriarca disegnò l’immagine della massaia casalinga e borghese, indulgente e blanda signora di mezz’età. Strappando le vivande ai loro luoghi d’origine, disponendole in bell’ordine in un’unica classificazione per generi, egli eseguí l’operazione preliminare alla nascita di una cucina nazionale; e in questo modo agiva, da inconsapevole psicologo, sulla pasta segreta dell’anima nazionale, la agglomerava in un’unica materia ricca, densa; trascriveva le tradizioni gastronomiche locali in un unico codice, un corpus, un catalogo”.

Ne ha scritto parole definitive, nell’introduzione all’edizione Einaudi del 1970, anche un altro grande intellettuale, studioso di letteratura e di cultura materiale, Piero Camporesi: “La Scienza in cucina, oltre ad essere quel delizioso ricettario che tutti, almeno di nome, conoscono, punto fermo della tradizione culinaria italiana, e perfetto manuale di alimentazione saporita e, insieme, equilibrata, svolse anche, in modo discreto, sotterraneo, impalpabile, il civilissimo compito di unire e amalgamare, in cucina prima e poi, a livello d’inconscio collettivo, nelle pieghe insondate della coscienza popolare, l’eterogenea accozzaglia delle genti che solo formalmente si dichiaravano italiane”.