Se questo è Levi. Intervista a Andrea Argentieri

14 febbraio 2020

A cento anni dalla sua nascita, Primo Levi è tra gli intellettuali che mancano di più ai nostri giorni e a cui con maggiore naturalezza si ritorna ogni volta che si avverte l’urgenza di porsi delle domande sulla libertà, sui diritti, sulla prigionia, sul valore della memoria e della testimonianza. Niente di più difficile, dunque, che vestire i panni del chimico-scrittore detenuto ad Auschwitz, la cui immagine, fatta certamente di parole, di letteratura, ma anche di un certo modo apparentemente sereno, lucido, scientifico di parlare, insegnare, raccontare, è saldamente impressa nella memoria delle generazioni di un intero secolo.

Si sono avventurati nell’impresa del difficile ritratto Luigi De Angelis, regista di Fanny & Alexander, con l’attore riminese Andrea Argentieri – Premio Ubu 2019 come migliore attore under 35 – dando vita a uno spettacolo, fatto soprattutto di parole incarnate, rimesse in vita. Nell’intervista Argentieri racconta il suo approccio alla figura di Levi e  come, ricorrendo alla tecnica dell’eterodirezione, si lascia attraversare in scena per assumere voce, gestualità, posture, toni dello scrittore, raggiungendo un mimetismo iperrealista.

Se questo è Levi, così si chiama la performance, arriva all’Istituto Ramazzini – Castello di Bentivoglio, nell’ambito della Stagione Agorà diretta da Elena Di Gioia, si compone di tre spettacoli con possibilità di vederli tutti e tre in successione, come “Maratona Levi” in ognuna de lle tre date in programma: ore 17 Se questo è un uomo / ore 18 Il sistema periodico / ore 19 I sommersi e i salvati

 

 

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Video intervista a Andrea Argentieri