A lezione di classica con Bietti. Bologna Festival lancia 7 Brevi Lezioni di Musica online

25 maggio 2020

In origine c’erano i Carteggi Musicali, rassegna che da alcuni anni apre le stagioni di Bologna Festival con incontri che invitano il pubblico a entrare nel pensiero di grandi compositori attraverso l’ascolto delle loro musiche eseguite dal vivo e sfogliando lettere e scritti che su quelle musiche gettano puntualmente un’originale luce di taglio. Ma la pandemia ha sconvolto tutti i piani e obbligato istituzioni e rassegne a reinventarsi in nuove forme web. Piuttosto che trasmettere concerti online, Bologna Festival ha deciso allora di puntare tutto proprio sulle iniziative di formazione culturale, lanciando in streaming 7 Brevi Lezioni di Musica, un ciclo di video-lezioni che (dopo un’anteprima riservata ad abbonati e sostenitori di Bologna Festival) dal 25 maggio saranno rese disponibili a tutti, a cadenza settimanale, su www.bolognafestival.it.

“Il senso della linea editoriale – spiega Maddalena da Lisca, sovrintendente di Bologna Festival – è quello di approfondire alcuni aspetti della produzione artistica di alcuni fondamentali autori della nostra storia musicale tra ‘700 e ‘800. Si tratta di un’operazione formativa e divulgativa del repertorio più diffuso della musica classica”. Docente d’eccezione del ciclo è Giovanni Bietti, compositore, musicologo e pianista, noto divulgatore, voce amatissima delle “Lezioni di musica” di Rai Radio 3 e autore di tre recenti volumi Laterza dedicati rispettivamente a Mozart, Beethoven e alla capacità della musica di valorizzare la multiculturalità. Tra letture, commenti ed esecuzioni al pianoforte, di lunedì in lunedì (fino al 6 luglio) Bietti racconterà un pezzo di storia di musica classica esplorando l’universo di compositori illustri vissuti appunto tra Settecento e Ottocento. Si va da Bach, di cui si sondano le influenze francesi e italiani, alle Sonate e ai Concerti per pianoforte di Mozart, da Beethoven, nell’anno delle celebrazioni dei 250 anni dalla nascita, alle “divine lunghezze” del suo quasi contemporaneo Schubert, fino alla produzione pianistica sognante e malinconica di Chopin.