Libertà e verità. Fidelio eroe contemporaneo

10 novembre 2019

“Di tutte le mie creature, il Fidelio è quella la cui nascita mi è costata i più aspri dolori, quella che mi ha procurato i maggiori dispiaceri. Per questo è anche la più cara; su tutte le altre mie opere, la considero degna di essere conservata e utilizzata per la scienza dell’arte”. E infatti Ludwig van Beethoven, che di quel Fidelio ha consegnato ben tre versioni in otto anni, per riscattare l’insuccesso della prima andata in scena nel 1805 al Theater an der Wien, di partiture per il teatro musicale non ne ha scritte altre. Eppure, in questo Singspiel in due atti così faticosamente costruito, su libretto di Joseph SonnleithnerGeorg Friedrich Treitschke, ci sono gli elementi più cari al compositore di Bonn: su tutti il trionfo della libertà e della giustizia sulla tirannia.

L’eccezionalità dell’opera, e la poca diffusione degli allestimenti che le sono dedicati, è motivo in più per non perdere la nuova produzione del Teatro Comunale di Bologna con la Staatsoper di Amburgo, in scena a Bologna in prima nazionale dal 10 al 16 novembre (e in diretta su Radio3 Rai il 10 novembre, e in streaming il 14 novembre sul canale YouTube del Teatro). La produzione è un omaggio a Beethoven in attesa del 2020, anno delle celebrazioni per il 250° anniversario della sua nascita, e a firmarne la regia è lo svizzero Georges Delnon. Sul podio dell’Orchestra e del Coro (istruito da Alberto Malazzi) del TCBO, sale invece l’israeliano Asher Fisch, direttore principale della West Australian Symphony Orchestra di Perth e specialista del repertorio romantico tedesco. Esaltato dalla critica come interprete wagneriano fra i più raffinati dei nostri tempi, Fisch sarà peraltro protagonista della stagione Sinfonica che parte a febbraio proprio sotto il segno del compositore tedesco, di cui il direttore dirigerà diverse opere, esibendosi anche nella doppia veste di direttore e pianista.

Il confronto, in questo appuntamento col Fidelio, è con una vicenda molto cara a Beethoven, tratta dalla Léonore ou l’amour conjugal di Jean Nicolas Bouilly, in cui Leonore, sotto le mentite spoglie di Fidelio, si introduce in una prigione non lontano da Siviglia per salvare lo sposo Florestan, ingiustamente incarcerato dal perfido Don Pizarro. La messinscena di Delnon muove dal cuore di questa peripezia, ovvero dai concetti di “libertà” e “verità” e dalla lotta per essi, alla luce della storia politica tedesca. “Che cosa succede dopo che la libertà è stata riconquistata”: è una delle domande che l’opera di Beethoven pone, in forma sempre nuova, ogni volta che viene riallestita, in momenti diversi della storia tedesca. Per Delnon, infatti, la cronologia delle esecuzioni del Fidelio ha reso il titolo stesso un “archivio” che condensa in sé tutta la storia della Germania.

Il cast è capitanato dal soprano tedesco Simone Schneider nel ruolo della protagonista Leonore e dal tenore americano Erin Caves (Florestan). Accanto a loro Nicolò Donini (Don Fernando), Lucio Gallo (Don Pizarro), Christina Gansch (Marzelline), Petri Lindroos (Rocco) e Sascha Emanuel Kramer (Jaquino). Le recite del 12, del 14 e del 15 novembre vedranno invece protagonisti Magdalena Anna Hofmann (Leonore), Daniel Frank (Florestan) e Anna Maria Sarra (Marzelline). Le scene sono a cura di Kaspar Zwimpfer, i costumi di Lydia Kirchleitner, le luci di Michael Bauer e i video di fettFILM.