Lotte, speranze, solitudini. Elena Bucci racconta Alekos Panagulis e Oriana Fallaci

15 settembre 2020

Quando Alekos Panagulis e Oriana Fallaci s’incontrarono per la prima volta era un giorno speciale del 1973, quello in cui il poeta e rivoluzionario greco veniva liberato dal carcere in cui era stato imprigionato per l’attentato (fallito) al dittatore Papadopoulos. La giornalista e scrittrice italiana doveva intervistare il politico, ma l’incontro tra i due fu solo il primo di una relazione straordinaria che li avrebbe visti profondamente legati fino alla morte di lui, avvenuta durante un misterioso incidente stradale nel 1976.

Discussioni, lotte, allegria, solitudini, speranze e opere che uniscono i due intellettuali negli intensi anni condivisi sono la sostanza di uno spettacolo scritto e interpretato da Elena Bucci e intitolato Nella lingua e nella spada. Da quel melologo, nato tra musica e parole, l’attrice ha tratto la lettura in musica Gli alberi muoiono in piedi, in programma il 16 settembre alle 20.30 all’Oratorio di San Filippo Neri della Fondazione del Monte, nell’ambito della programmazione LabOratorio curata da Mismaonda, per il ciclo Generazioni di donne.

Il dolore trasformato in scrittura è al centro dell’opera firmata da Bucci: quello di Panagulis, che trova nella poesia una forma di resistenza alla violenza, alla tirannia, agli anni di carcere, e quello di Fallaci, che del suo lutto farà un libro intitolato Un uomo. Pagine ricche d’ispirazione, quelle della scrittrice, che tuttavia non costituiscono il testo dello spettacolo. “Proverò a raccontare con le mie povere parole di lei e di lui – spiega infatti Bucci – di quell’epoca, di quella terra e della mia, dell’entusiasmo per alcuni artisti – eroi? – che vissero l’orrore della dittatura senza piegarsi, cantando: nella lingua e nella carta è la loro spada”. In uno scambio tra appunti, improvvisazione e riscritture, la drammaturgia si innesta su un intreccio di teatro e musica, quella (qui in playback) del compositore Luigi Ceccarelli e dei musicisti Michele Rabbia e Paolo Ravaglia (con la regia del suono di Raffaele Bassetti), che crea uno spazio sospeso in cui si moltiplicano esistenze, storie e luoghi lontani ma cariche di domande al presente.

 

L’ingresso è gratuito con prenotazione obbligatoria.