Muri. Un viaggio nella casa delle Ariette

04 maggio 2021

Da oltre trent’anni la loro vita intreccia il profumo del grano coltivato e del pane impastato in casa, con un raffinato teatro autobiografico che racconta una quotidianità dal sapore antico e autentico fatta di campi, animali, sole e pioggia. Sono Paola Pasquini e Stefano Berselli, il Teatro delle Ariette, una compagnia teatrale, ma anche un teatro vero e proprio costruito mattone su mattone in un piccolo podere sulle colline a sud-ovest di Bologna. In occasione delle prime riaperture dello scorso anno, le Ariette erano ripartite dai prati, con uno spettacolo in mezzo al verde dove gli spettatori, seduti su sedie di legno piazzate in mezzo ai campi, ascoltavano un racconto ambientato in un futuro prossimo. Questa seconda ripartenza dopo molti altri mesi di stop li vede invece impegnati in un nuovo lavoro ambientato per la prima volta nello spazio della propria abitazione privata, in Via Rio Marzatore 2781, in Valsamoggia. S’intitola Muri. Autobiografia di una casa, è scritto e interpretato da Paola Berselli, che ne firma anche la regia insieme a Stefano Pasquini e debutterà dal 4 al 6 e dall’11 al 14 maggio alle ore 19.30.

 

Con l’invito “restiamo a casa” diventato decreto oltre che slogan virale, è cominciato il primo lockdown lo scorso anno. Tra una parentesi di riapertura e l’altra, la casa è stata nei mesi passati il rifugio o la prigione di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo che tra le proprie mura domestiche hanno studiato, lavorato, vissuto, condividendo spesso per la prima volta un tempo lunghissimo con i propri familiari e con le inquietudini più profonde e segrete che lo spazio domestico sa far emergere. Parlare della casa – specchio delle nostre inquietudini e dei nostri sogni – diventa per le Ariette occasione per parlare di sé. In un corpo a corpo con i muri delle Ariette, Berselli metterà a fuoco il percorso della sua vita, quella precedente all’arrivo nella casa di Via Rio Marzatore. “Quando siamo arrivati nell’89 la casa era piena di cose, di oggetti, di mobili – racconta l’attrice – Era la seconda casa di una famiglia di città con quattro figli (quella di Pasqui). Ma prima, prima del nostro arrivo, questa casa povera, scomposta, asimmetrica, incomprensibile e non bella com’era? Da chi era stata abitata? La parte più vecchia è rossa, su tre livelli. Sul lato della collina c’era una cantina a cui era stato aggiunto in altezza un fienile e sul lato giardino una stanza ampia con un grande bagno. Adesso la casa internamente è un po’ cambiata, in totale 12 vani di cui tre bagni con antibagno. Si direbbe grande, non è così, in tutto 145 metri quadrati, tanti piccoli spazi, ‘le camerette’ le chiama la mamma di Pasqui”. Seguendo Berselli da una camera all’altra in un itinerario che dal piano terra porta al sottotetto, un piccolo gruppo di spettatori (massimo 5 per replica), vivrà con l’attrice un percorso autobiografico collettivo e intimo allo stesso tempo. “In fondo – spiega Pasquini – le case sono archivio della memoria delle emozioni, dei sentimenti e degli affetti. Ogni casa diventa il museo della nostra esistenza”.

 

Lo spettacolo è realizzato con il contributo della Regione Emilia-Romagna e di Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna.