Nasce a Ravenna Polis Teatro Festival di ErosAntEros

16 maggio 2018

Dal 17 al 20 maggio si respira a Ravenna l’atmosfera di un’antica città greca grazie al Polis Teatro Festival che dissemina la città di spettacoli, incontri ed esperienze partecipative seguendo le orme dei tecnici di Dioniso, coloro che nella polis antica attraverso l’arte teatrale, trasmessa per contagio da un dio, portavano i cittadini a condividere uno spazio e un tempo di riflessione sul presente. Gli spazi di oggi, per gli spettacoli in programma, sono quelli del Teatro Alighieri, del Chiostro Grande e della Sala Muratori della Biblioteca Classense; la riflessione invece si appoggia alla parola poetica che si fa musica, e la musica, diffusa nello spazio e trasmessa “per contagio” agli spettatori, detta il tempo e l’altitudine della parola, ponendo tra sé e quest’ultima il corpo-voce dell’attore e del musicista.

Alla sua prima edizione, Polis Teatro Festival è un progetto di ErosAntEros realizzato con la direzione artistica di Davide Sacco e Agata Tomsic, in collaborazione con il Comune di Ravenna, e con l’intento di riavvicinare il teatro alla società e rafforzare la relazione tra attore e spettatore proponendo una visione di teatro senza distinzioni tra generi e generazioni, teatro nel suo significato più vivo, ampio e accogliente, all’insegna della contaminazione non soltanto dei linguaggi ma anche dei pubblici. E sarà il compito degli attori-performer,“tecnici di Dioniso” di oggi, far fluire dall’opera allo spettatore quella linfa vitale un tempo legata al dio arcaico Dioniso e da Nietzsche trasformata in categoria estetica. La loro arte, protagonista assoluta del festival, ruoterà dunque attorno a tre parole chiave: attore, musica e poesia.

A inaugurare il festival, giovedì 17 maggio (alle 21.00) al Teatro Alighieri, è La ballata del carcere di reading di Oscar Wilde. Lo spettacolo, come afferma il suo regista Elio De Capitani, si presta a una messinscena in cui l’attrazione fisica si sublima in canto e il canto sublima la sofferenza in bellezza. A renderlo possibile, due maestri del mondo teatrale e musicale: Giovanna Marini, che ha scritto cinque ballate per lo spettacolo, componendo una musica che va dalla ballata irlandese fino a Schubert, passando per i Beatles, e Umberto Orsini, che interpreta un Oscar Wilde teso a cogliere solo il lato artistico-estetico e la bellezza dei versi, che ben si fondono con la musica della Marini.

Nella seconda giornata del festival, venerdì 18 maggio (alle 21.00) nella dimensione raccolta del Chiostro Grande della Biblioteca Classense, protagonista sarà la stessa compagnia ErosAntEros con una lettura-concerto, 1917 Core, che vuole trasmettere l’essenza dello spettacolo “1917” debuttato alla scorsa edizione di Ravenna Festival. Gli elementi principali che compongono lo spettacolo sono tre: le parole dei poeti incarnate da Agata Tomsic, le musiche rielaborate da Davide Sacco e le animazioni video di Gianluca Sacco; tre linguaggi diversi che dialogano tra loro per narrare l’utopia della Rivoluzione d’ottobre russa.

Sabato 19 maggio (alle 21.00), sempre al Chiostro Grande della Biblioteca Classense, è in scena la compagnia ravennate Teatro delle Albe con lo spettacolo E’ bal, che racconta l’emarginazione quale conseguenza delle dicerie della gente. Ambientata nella campagna romagnola, la storia è scritta da Nevio Spadoni, interpretata da Roberto Magnani e accompagnata dalla tromba di Simone Marzocchi. Ma questa storia di una vittima delle dicerie è musicata anche da altri tre strumenti/ elementi scenici, tutti di metallo e creati appositamente: l’intero spettacolo è partito pensando alla voce della protagonista come a un suono metallico pieno di ruggine.

L’ultima giornata di festival, domenica 20 maggio (alle17.00) nella Sala Muratori della Biblioteca Classense, è dedicata al rapporto tra teatro e comunità, tema centrale dell’incontro dal titolo Teatro e polis, Asocialità e nuove forme di socialità: il caso Odin Teatret, a cura di Marco De Marinis, docente all’Università Bologna. “Devi essere ‘asociale’ se vuoi creare l’esempio contrario alla socialità dell’ingiustizia. Devi essere ‘asociale’ se non vuoi accettare le regole del gioco in cui tu resterai perso e impigliato”. Così scriveva Eugenio Barba, fondatore dell’Odin Teatret, compagnia più longeva del mondo e raro esempio di ricerca verticale e di coinvolgimento orizzontale della comunità. La citazione risale agli anni Settanta, ma a quarant’anni di distanza queste affermazioni non hanno perso nulla della loro attualità – si legge nella nota all’incontro – e oggi, che la città del teatro rischia di diventare una “fortezza vuota”, quel richiamo all’asocialità (quella del dissidente, non dello scismatico) può diventare addirittura una conquista, una condizione imprescindibile per restituire all’azione teatrale senso, identità ed efficacia.

A seguire (alle 18.00), la proiezione del film La conquista della differenza di Odin Teatret Film & Odin Teatret Archives. Il film ripercorre la storia dell’Odin Teatret dal 1964 ad oggi, attraverso immagini che raccontano differenti spettacoli, situazioni di training e baratti realizzati nel corso degli anni, e una riflessione di Eugenio Barba sulla storia dell’Odin Teatret e su cosa il teatro abbia significato per lui.

Tutte le sere verrà chiesto agli spettatori di lasciare (in forma anonima) i propri commenti, dopo la visione degli spettacoli. Inoltre, entrambe le serate al chiostro saranno accompagnate da Spectator di Marzia Bondoli Nielsen: un atto fotografico partecipativo in due tempi che consiste nel fissare in fotografia la traccia in-visibile che lo spettacolo lascia sui volti degli spettatori, ospitandoli all’interno del proprio set fotografico sia prima che dopo lo spettacolo. Entrambe le testimonianze confluiranno all’interno di Parteci-Polis, momento di condivisione e discussione collettiva previsto in chiusura del festival.