Nel limbo acquatico di Pelléas et Mélisande

20 aprile 2021

Dopo cinquantaquattro anni dall’ultima messinscena a Parma, Pelléas et Mélisande di Claude Debussy torna ad abitare il palcoscenico del Teatro Regio in un nuovo allestimento con regia, scene e costumi del team franco-canadese Barbe & Doucet, con le luci di Guy Simard e con Marco Angius sul podio dell’Orchestra dell’Emilia-Romagna Arturo Toscanini e del Coro del Teatro Regio di Parma, preparato da Martino Faggiani. Lo spettacolo, realizzato in coproduzione con Fondazione Teatri di Piacenza e Fondazione Teatro Comunale di Modena, sarà trasmesso in prima serata su Rai 5 e in live streaming su Raiplay il 22 aprile alle 21.15, aprendosi così a un vasto pubblico di appassionati che negli ultimi mesi si sono ritrovati sempre più spesso a godere della lirica dal salotto di casa propria. La grande rinuncia al debutto in una sala gremita e in una cornice di enorme prestigio (lo spettacolo avrebbe dovuto inaugurare progetto speciale del Regio per Parma Capitale italiana della Cultura 2020+21) è almeno in parte ripagata dalla possibilità di condividere la visione di questo sontuoso allestimento con tutta Italia.

E di sontuosità di può parlare a ragion veduta se a firmare la messinscena è il tandem canadese che da oltre vent’anni stupisce il mondo con regie spettacolari, emotivamente molto impattanti. Per il capolavoro di Debussy hanno infatti immaginato un allestimento circolare in cui i personaggi sono immersi in un limbo, al confine tra ciò che sta sopra la terra e ciò che sta sotto, tra elementi scenici naturali, boschivi e acquatici, marmi che evocano cimiteri monumentali, isole semoventi, pannelli e fondali in continuo movimento. Un mondo di mezzo in cui i protagonisti, come spiriti solitari, si sgretolano a poco a poco di fronte a un destino ineluttabile. L’allestimento reinterpreta la serie Die Toteninsel (L’Isola dei morti), che comprende cinque dipinti realizzati tra il 1880 e il 1886 dall’artista simbolista Arnold Böcklin, ma a ispirare i due artisti è stata soprattutto la passione per lo Spiritismo tardo ottocentesco dell’autore del testo matrice dell’opera, Maurice Maeterlinck. “In quest’opera – raccontano – i conflitti tra i personaggi sono espressi ma mai risolti”. D’altronde Pelléas et Mélisande è un titolo emblematico del repertorio lirico del Novecento che nasce da un’opera a sua volta scritta da un autore che ha contribuito a rinnovare la forma drammatica rompendo la convenzione in direzione di uno stile schiettamente simbolista, in cui i personaggi sono puntualmente immersi in una atmosfera statica in cui ogni gesto, parola, immagine rimanda ad altri sensi, e in cui l’unica trama possibile è quella della presa di coscienza dell’assurdità e inesorabilità della propria condizione umana. Proprio di questi personaggi incapaci di eroismo che cantano il loro destino mentre lo subiscono si innamorò Debussy. Dal compositore, che nel 1983 assistette a una rappresentazione del Pelléas a Parigi, partì infatti l’idea di chiedere a Maeterlinck di poter musicare l’opera.

E proprio proposito della musica il direttore Marco Angius sottolinea come Pelléas et Mélisande non sia un’opera lirica in senso stretto ma una forma sui generis di teatro musicale in cui gli eventi sembrano sospesi fuori del tempo. “Questa condizione di still life – racconta – confina con il carattere di opera aperta e mai veramente conclusa dopo la prima redazione del 1892, in piena fase sperimentale di mélodies e progetti irrealizzati (per una forma estrema di perfezionismo del compositore?). Nella poetica dell’incertezza, proclamata da Maeterlinck e Debussy, non sappiamo nemmeno di fronte a che genere di personaggi ci troviamo: esseri viventi oppure ombre irreali di cui la musica restituisce all’ascolto i profili evanescenti e le più sottili allucinazioni?”. A raccogliere la grande sfida di dar corpo e voce all’inabissamento di queste anime inquiete sono inevitabilmente gli interpreti: Monica Bacelli (Mélisande), Phillip Addis (Pelléas), Michael Bachtadze (Golaud), Bjarni Thor Kristinsson e Jennifer Larmore, al debutto rispettivamente nel ruolo di Arkel e Geneviève, Silvia Frigato (Yniold), Adriano Gramigni (Pastore, Medico).