Norma, Aida e Carmen. Tre eroine per la trilogia d’autunno di Ravenna Festival

01 novembre 2019

Tre eroine, tre donne che lottano per essere padrone del proprio destino, anche se questo significa andare incontro alla morte e a pene atroci. Attraversando l’Ottocento, dal belcanto agli albori del verismo, Norma, Aida e Carmen hanno segnato l’immaginario collettivo degli appassionati d’opera e non solo diventando simbolo di forza e indomito coraggio. Ed è la volontà di rintracciare l’anima custodita in partiture e libretti, l’intimità e l’umanità di queste tre figure femminili, andando oltre la maschera del personaggio, i pomposi costumi e gli imponenti allestimenti, a segnare per intero la Trilogia d’Autunno che dal 1 al 10 novembre corona la XXX edizione di Ravenna Festival, sotto il segno pittorico dell’artista egiziano Hossam Dirar che firma i dipinti della campagna promozionale ispirandosi alla figura femminile di Nefertiti, storica regina egizia “il cui potere e la cui visione sono stati in grado di cambiare il mondo”.

Sera dopo sera sul palcoscenico del Teatro Alighieri si alterneranno dunque tre nuove produzioni della Norma di Bellini, dell’Aida di Verdi e della Carmen di Bizet. Negli anni la formula della maratona lirica ravennate ideata da Cristina Muti ha conquistato il pubblico internazionale puntando tutto su cast di giovani cantanti e un team creativo all’avanguardia, mettendo in moto insomma una vera e propria “fabbrica dell’opera” in cui davvero sperimentazioni, nuovi progetti e collaborazioni inedite hanno aperto varchi inattesi. Alla ricetta vincente si aggiungono quest’anno elementi importanti di novità, una più intensa collaborazione con artisti stranieri e del territorio, particolare attenzione ai nuovi pubblici, e il ritorno di Lyri, l’applicazione gratuita e multilingue che permette di visualizzare testi e trama del libretto su smartphone e tablet. La novità principale, tuttavia, consiste nell’esordio del nuovo Coro Luigi Cherubini preparato da Antonio Greco il cui nome è ispirato all’Orchestra giovanile fondata da Riccardo Muti nel 2004, integrato per l’occasione con elementi del Coro Marchigiano Vincenzo Bellini. Dietro le quinte dell’intera trilogia pulsa invece, come sempre, il cuore del team creativo composto dallo scenografo e visual designer Ezio Antonelli, il light designer Vincent Longuemare, il video programmer Davide Broccoli e i costumisti Alessandro Lai e Anna Biagiotti.

Si parte il 1° novembre (repliche il 5 e 8) con la Norma diretta proprio da Cristina Mazzavillani Muti, che ha immerso il dramma della sacerdotessa che ha violato i voti per amore di un romano, in una natura ammantata di mito, tra radici, cavità sotterranee, acqua, bruma di paludi che ricordano paesaggi nostrani, e simboli di un mondo perduto, come una luna che domina la scena, un teschio-totem e il libro che si apre al centro della scena, opera di giovani artisti dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna (autori anche delle creazioni di Corpo a corpo, mostra allestita in occasione della Trilogia e curata da Maria Rita Bentini e Nicola Cucchiaro). A dirigere la partitura belliniana sul Podio dell’Orchestra Cherubini sarà Alessandro Benigni, mentre Norma è il soprano coreano Vittoria Yeo, al debutto nel ruolo, come il resto del giovane cast: Pollione, proconsole romano, è il tenore Giuseppe Tommaso, mentre il basso Antonio Di Matteo è Oroveso, padre di Norma, e il soprano turco Asude Karayavuz sperimenta i panni di Adalgisa, rivale in amore di Norma.

Anche per Aida, in scena il 2, 6 e 9 novembre, ancora con la regia di Muti, il tentativo è stato quello di allontanarsi dal cliché che lega l’opera solo alla scena del trionfo, per farne emergere l’anima più intima e profonda. Perché nell’opera di Verdi, come ha spiegato la regista “c’è molto di più: ci sono momenti intimi, riservati, malinconici. Abbiamo voluto dar loro spazio, soprattutto nel meraviglioso rapporto fra Aida e Amneris, due donne opposte in amore, ma in fondo molto vicine”. A campeggiare al centro di scenografie virtuali che evocano visioni archeologiche è una carcassa che ricorda le sorti delle civiltà del Nilo sospesa tra abbondanza e carestie, realizzata anche in questo caso dagli artisti dell’Accademia di Ravenna. Mentre è Nicola Paszkowski a dirigere la Cherubini, nel ruolo di Aida, figlia del re etiope catturata e resa schiava dagli Egizi che ne ignorano l’identità, c’è il soprano lituano Monika Falcon. Amneris, figlia del faraone di cui Aida è ancella nonché rivale in amore, è il mezzosoprano brasiliano Ana Victória Pitts. Oggetto della contesa il condottiero Radames, ovvero il tenore azero Azer Zada, mentre Amonasro è Serban Vasile e il Re d’Egitto Adriano Gramigni. In scena anche le danzatrici Lara Viscuso e Lara Guidetti (quest’ultima anche autrice delle coreografie), mentre alcuni dei giovanissimi che hanno partecipato al percorso Alla scoperta delle energie creative della Romagna, irromperanno in una scena con i propri sorprendenti linguaggi. Inaspettato, nel quarto atto, l’alzarsi del canto del soprano turco Simge Büyükedes. “Si tratta del poema Makber di Abdülhak Hâmid Tarhan – spiega la regia – una delle figure chiave del Romanticismo turco; scritto a seguito della morte della moglie Fatma, il poema sostituisce alla tradizionale accettazione della morte la disperazione, il rifiuto, la rabbia…e infine la ricerca della pace in seno alla natura. E prelude così alla conclusione del dramma”.

Intima e oscura: così si può definire la Carmen in scena il 3, 7 e 10 novembre, stavolta per la regia di Luca Micheletti, pluripremiato attore e regista di prosa che interpreta la vicenda della celeberrima zingara come un noir, dando vita a un mondo vibrante di realismo magico, sul quale la protagonista domina come un’ossessione di cui tutti sono vittime, là dove il sogno d’amore si confonde con quello della rivoluzione e dell’eversione. Il pubblico sarà accompagnato lungo “un percorso trasfigurato dalle passioni di chi lo vive – racconta Micheletti – i moti dell’animo e le fantasie dei protagonisti modificano la realtà che li circonda, ed essa perde via via i connotati di spazio pubblico, divenendo lo spazio privato dell’allucinazione, delle pulsioni interiori.”  Nel ruolo della protagonista si alternano Martina Belli e Clarissa Leonardi, mentre il sergente Don José è il tenore Antonio Corianò, il ruolo del torero Escamillo, terzo vertice del triangolo di passione, è dello stesso Micheletti, e Micaëla, fidanzata di Don José, è Elisa Balbo.

La Trilogia è sostenuta dal Comune di Ravenna, della Camera di Commercio, della Regione Emilia-Romagna e dal Ministero per i beni e le attività culturali.