Nostalgia di futuro. Al debutto Rip it up and start again dei Motus

27 maggio 2019

È veramente tutto finito? Ogni slancio verso il cambiamento è stato sedato, ogni utopia disintegrata dal mondo liquido e dal capitalismo, ogni sogno è già stato sognato, ogni tentativo ha già fallito? Al netto di un certo storytelling politico che prova a insufflare ottimismo, la percezione più raccontata dalla letteratura e dal teatro è quella di un crisi senza precedenti per la quale giovani e giovanissimi di oggi sarebbero, come ha scritto il filosofo anglosassone Mark Fisher, intrappolati in una “generazione di cui ogni singola mossa è stata anticipata, tracciata, comprata e svenduta prima ancora di compiersi”.

Parla di questo il nuovo spettacolo dei Motus, che dopo sei settimane di residenza e un debutto imminente a Ginevra, arriva in prima nazionale in Italia, al Teatro delle Passioni di Modena, il 30 e 31 maggio, prima di arrivare al Fog di Milano, al Festival delle Colline Torinesi e poi a Losanna, Sierre e Parigi. Questa volta Daniela Nicolò e Enrico Casagrande, appassionati di biografie straordinarie e non conformi, hanno lavorato con quindici giovanissimi performer, tutti nati negli anni novanta, “quando Kurt Kobain lanciò il suo ultimo grido d’allarme prima di farla finita” notano i due registi.

Rip it up and start again (titolo scelto anche da Simon Reynolds per un recente libro sul Post-punk) è infatti lo spettacolo di fine studi degli allievi del corso di formazione teatrale J de La Manufacture – Haute école des arts de la scène di Losanna, Coline Bardin, Davide Brancato, Estelle Bridet, Arianna Camilli, Azelyne Cartigny, Guillaume Ceppi, Anastasia Fraysse, Aurélien Gschwind, Mathilde Invernon, Agathe Lecomte, Antonin Noël, Martin Reinartz, Elsa Thebault, Gwenaëlle Vaudin, Adèle Viéville, con i quali Motus ha condotto un percorso di studi e creazione. Cosa succede se i giovani non sono più in grado di suscitare stupore? Da questa domanda sono partiti per costruire uno spettacolo-concerto-karaoke-manifesto, prendendo come punto di partenza i testi delle canzoni del fenomeno musicale post-punk dei primi anni Ottanta. Nicolò e Casagrande hanno messo cioè in contatto i giovani performer con una generazione estrema di artisti (da Ian Curtis a Lydia Lunch) che nel difficile contesto politico thatcheriano hanno tentato il tutto per tutto, buttandosi a capofitto in un sistema totalmente nuovo di linguaggi e di produzione. Istituendo un esplicito parallelo tra governi ritenuti conservatori, sovranisti e xenofobi, in cui dilagano neoliberismo, demolizione del welfare e precarizzazione del lavoro, si sono proposti di riscoprire con gli allievi gli slanci utopici di quei movimenti giovanili, per contrastare l’idea che oggi non ci sia alternativa.

Ricerche, ascolti, collezioni di vinili, immersioni in biografie e lyrics: “così è nata la drammaturgia – spiegano – : tutti i testi di questo anomalo spettacolo-concerto sono infatti elaborazioni originali degli studenti stessi rispetto alle loro scelte di vita, il teatro e il futuro che li aspetta nel sistema dello spettacolo… (e del mondo). Ciascuno ha “reagito” a suo modo al confronto con una delle quindici biografie di musicisti da noi proposte, non per mitizzare nostalgicamente un’epoca, ma vivificare queste esperienze interrogandosi sul rapporto con il proprio tempo, la trasgressione e la libertà artistica… Riattivando lo spirito, per noi intramontabile, del Do it yourself (DIY)!”. Lo spettacolo è in francese con sovratitoli in italiano e vede la regia e drammaturgia di Casagrande e Nicolò, il video di Simona Gallo impegnata anche alle luci con Nicolò, il suono di Casagrande, Ian Lecoultre e Micaël Vuataz e i costumi di Doria Gómez Rosay.

 Rip it up and start again è prodotto da La Manufacture – Haute école des arts de la scène con Motus e vede il sostegno di MiBACT, della Regione Emilia-Romagna e della Fondation Ernst Göhner.