Occhio al futuro! Venticinque anni di Danza Urbana. Intervista a Massimo Carosi

29 agosto 2021

Dal 1° al 5 settembre Bologna si prepara a festeggiare i primi venticinque anni di Danza Urbana con un’edizione che dopo oltre un anno di pandemia e restrizioni tenta una riconciliazione con lo spazio pubblico, palcoscenico della kermesse fin dalle origini. È passato un quarto di secolo da quando nel 1997, da un’idea di Massimo Carosi, nacque la prima, pionieristica edizione di uno dei festival più originali e innovativi d’Italia, un festival di danza pensato per portare la performatività fuori dagli spazi deputati, per fare del linguaggio coreografico una leva di democrazia capace di ridisegnare gli spazi pubblici, lo stare insieme fuori dai codici dell’individualismo capitalista, poiché, spiega Carosi “un corpo che danza nello spazio pubblico è un presidio di libertà e democrazia; desiderio d’incontro e aggregazione di culture, pensieri, storie e identità, che abitano un medesimo luogo”.

 

Anche quest’anno il festival traccerà una mappa nel paesaggio urbano con spettacoli e performance che abitano gli spazi cittadini di Bologna. I 14 artisti e le 12 compagnie in cartellone, di cui 2 internazionali, 4 dal territorio nazionale e 6 provenienti dall’Emilia-Romagna, testimoniano uno sguardo aperto e intergenerazionale sulla scena tra grandi nomi della danza contemporanea e giovani emergenti. L’area di DUMBO, Palazzo Re Enzo, l’ex chiesa sconsacrata di San Mattia, l’istituto Parri, e la Bolognina saranno palcoscenici privilegiati di questa edizione post-pandemica. Sul fronte internazionale da non mancare l’incontro con il coreografo israeliano Sharon Fridman, ospite al festival con 147 ABRAZOS, sul tema dell’amore e delle relazioni e l’evoluzione del loro potenziale verso forme di armonia e ispirazione (1° settembre), e con lo svizzero-americano Joshua Monten con Romeo, Romeo, Romeo, che esplora l’idea della danza in quanto forma di corteggiamento intima e vibrante (4 settembre).

Tra le eccellenze del panorama coreografico italiano spiccano Virgilio Sieni, che presenta l’anteprima del nuovo lavoro Annotazioni su Preistorico, dove una danzatrice fa esperienza su come i dettagli del corpo creino una costellazione archeologica di movimenti in ascolto con fossili di milioni di anni (4 settembre), Enzo Cosimi con la performance Coefore Rock& Roll, un concerto/performance site specific, che coinvolge in forme transmediali e transdisciplinari gli elementi visivi e spaziali, (3 settembre) Collettivo Cinetico con Palpebra, indagine filosofica e fisica sulla trasposizione di condizioni proprie del mondo vegetale (3 settembre), e Cristina Kristal Rizzo con il nuovo lavoro tra realtà e streaming Echos, in cui cinque corpi danzanti disegnano e compongono una coreografia costruita su ripetizioni e differenze, per dare vita a un paesaggio espressivo soggettivo in un panorama condiviso, un delicato ecosistema di forme e misure intime (1° settembre). Nicola Galli porta al festival (3 settembre) Il mondo altrove: un dialogo gestuale, lavoro che si ispira ai rituali indigeni dell’America del Sud, ma anche ai simboli e alle tradizioni del teatro Nō giapponese, tracciando un percorso ideale tra Occidente e Oriente.

Tra gli artisti emergenti e nuovi talenti segnaliamo invece Ares D’Angelo e Martina Martinez Barjacoba,  Enrico Paglialunga e Giacomo Mattogno di InCapsulaFabritia D’Intino, Flavia Zaganelli, il gruppo Parini Secondo formato dalle giovanissime Sissj Bassani, Martina Piazzi, Camilla Neri e Francesca Pizzagalli.

Cuore di Danza Urbana come sempre sarà il concetto di libertà della fruizione dello spazio pubblico e delle performance: “I nostri corpi tornano a muoversi e a incontrarsi – spiega Carosi – sono corpi desiderosi, bramosi di riacquistare la propria autonomia e libertà. Necessitano di futuro. Per questa ragione il programma di questa venticinquesima edizione, pur tenendo conto della precaria situazione attuale dettata dalle regole del contingentamento, vuole riavvicinarci gradualmente e ri-abitare i luoghi della città, creare relazioni tra i corpi attraverso la bellezza e la potenza del linguaggio coreutico. Tutti, nessuno escluso, sentono il bisogno di ri\immaginare il futuro, di ipotizzare scenari possibili e porre le premesse per un domani diverso”.

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Festival Danza Urbana || Intervista a Massimo Carosi