Panorama, vedere il più possibile

10 marzo 2018

Panorama è una parola di origine greca formata dalla radice del verbo “vedere” e dalla parola “tutto” e sulla possibilità di “vedere il più possibile”, di intraprendere nuove avventure esistenziali Altrove, senza barriere o limiti all’orizzonte delle opportunità. Di questo parla il nuovo lavoro dei Motus che dopo la prima mondiale al La MaMa di New York, dove è andato in scena dal 29 dicembre al 21 gennaio, sarà presentato il 10 marzo come prova aperta al Teatro Dimora di Mondaino (prenotazione obbligatoria) seguito della residenza artistica a L’Arboreto ( 27 febbraio 2018 all’11 marzo 2018).

Il 14 e 15 marzo Panorama sarà quindi al festival Just a Good Program, organizzato da Vooruit Art Center di Ghent, uno dei co-produttori dello spettacolo, nei cui spazi è stata realizzata la “versione europea”, dopo una residenza artistica.
“Panorama” – raccontano i Motus – è una biografia plurale e visionaria del gruppo interetnico di performers del mitico teatro La MaMa Experimental Theatre Club dell’East Village newyorkese, fondato da Ellen Stewart, scaturita da lunghe interviste e ricerche nel background degli attori/attrici della compagnia: molti si sono spostati da altre città e continenti per realizzare il proprio progetto artistico a New York. Con il supporto del drammaturgo Erik Ehn – e un elaborato dispositivo visuale sviluppato al Seoul Institute of the Arts e utilizzando la forma del finto casting cinematografico – Motus delinea nuovi panorami esistenziali, dove il nomadismo diventa una proprietà intrinseca dell’esistere (e dell’essere artista), mettendo a dura prova ogni tentativo di fissare irrevocabilmente persone, nazionalità, razze e professioni in categorie gerarchiche e immutabili. È una ulteriore tappa del percorso inaugurato da MDLSX, in cui si rivendica il diritto alla non appartenenza, alla libertà di transitare da un genere all’altro, da una forma di vita all’altra – senza barriere – abbattendo ogni tipo di pregiudizio. “Panorama” scava nel cuore di questa urgenza politica con un formato narrativo “post-documentario”, che attinge all’esperienza dell’essere attore (e straniero) in una società frantumata dal Trumpismo come quella americana, per esplodere in una caleidoscopica performance sull’umano diritto all’essere in movimento.
Ideazione e regia sono di Enrico Casagrande e Daniela Nicolò, la drammaturgia Erik Ehn e Daniela Nicolò, con gli attori della Great Jones Repertory Company: Maura Nguyen Donohue, Richard Ebihara, John Gutierrez, Valois Mickens, Eugene the Poogene, Zishan Ugurlu.

Il progetto è nato in  coproduzione con Seoul Institute of the Arts, CultureHub, New York, Vooruit, Gent, FOG Triennale Milano Performing Arts, Milano, Emilia Romagna Teatro Fondazione, Grec Festival, Barcellona, L’arboreto – Teatro Dimora, Mondaino in collaborazione con Under The Radar Festival, New York e con il sostegno di MiBACT e Regione Emilia-Romagna.