Plautus Festival 2018 è un tributo alla donna

11 luglio 2018

A ricordare Plauto, uno dei più celebri commediografi di lingua latina, romagnolo di nascita,  nella sua nativa Sarsina viene allestito anche quest’anno Plautus Festival, con un ciclo di dodici rappresentazioni teatrali. La rassegna estiva, giunta alla 58° edizione sotto la direzione artistica di Cristiano Roccamo, costituisce un avvenimento di grande rilievo artistico e culturale e si svolge dal 14 luglio al 21 agosto nella suggestiva cornice dell’Arena Plautina ma anche, nel corso della prima settimana del festival – per sottolineare lo stretto legame che unisce il dramma antico all’archeologia – all’interno del Foro Romano e del Museo Archeologico Nazionale Sarsinate.

La donna “che muove il sole e le altre stelle” – parafrasando il noto verso della Divina Commedia – è il fil rouge di questa edizione del Plautus. Donna oggetto del desiderio – di giovani, di ruffiani, di soldati sbruffoni – come nelle commedie di Plauto: in Pseudolo (in scena il 29 luglio con Ettore Bassi), in Miles Gloriosus (il 12 agosto con Flavio Albanese) e nella comica Aulularia (il 21 agosto, in prima nazionale e in chiusura del festival, con gli attori del Laboratorio Teatrale Plautus).

Altre donne rappresentano le madri e spose vittime di una guerra estenuante come nelle Troiane di Seneca (in scena il 3 agosto con Paolo Bonacelli, Valeria Ciangottini e Edoardo Siravo), oppure fatte bersaglio delle diffidenze, non credute nei loro vaticini proprio perché donne, come la profetica Cassandra (il 19 agosto nella versione e con l’interpretazione di Elisabetta Pozzi) e viceversa, le donne che si fanno beffe della credulità degli uomini come Pizia, la sacerdotessa dell’oracolo di Delfi, ne La morte di Pizia di Friedrich Dürrenmatt (il 9 agosto nella dissacrante rilettura di Daniele Pecci).

Il festival rende omaggio anche al coraggio delle donne – “come quelle di Plaza de Mayo, donne che non si arrendono di fronte alla violenza del potere”, sottolineano gli organizzatori – mettendo in scena Antigone di Sofocle, emblema di quei valori umani assoluti che nessuna legge, nessun relativismo etico e nessun mutamento storico possono scalfire (il 6 agosto con Massimo Venturiello).

Plautus non dimentica nemmeno le passioni tragiche di quelle donne che, tradite nella loro dignità e nel loro amore, all’interno di un sistema di valori declinati sempre al maschile non esitano a compiere gesti estremi: come Medea nell’omonimo melodramma del compositore ceco Jiří Antonín Benda (il 21 luglio con Clara Galante) o la virgiliana e autodistruttiva Didone nella Didonis fabula di Michele Di Martino (il 15 luglio con Vanessa Gravina).

A rappresentare le donne al contempo artefici e vittime del proprio destino e l’eterna lotta fra il maschile e il femminile arriva Orestea di Eschilo (diretta da Giuseppe Argirò), con la sua triplice tragedia e il ripetersi delle uccisioni, vendette, persecuzioni: un potente archetipo del conflitto universale tra la donna e l’uomo, incarnato nelle figure di Clitenestra e Agamennone (il 16 agosto con Renato Campese, Cinzia Maccagnano, Silvia Siravo e Maurizio Palladino).

Nel mito di Teseo, attraverso la figura di Arianna, viene affermata l’originalità del pensiero femminile. La storia è nota: Adriana consegnò a Teseo il filo grazie al quale egli potrà uscire dalla labirintica costruzione di Dedalo (dopo aver sconfitto il feroce Minotauro). “In una società smarrita a causa di continui cambiamenti sotto ogni aspetto, sottoposta a costanti incertezze, avremmo bisogno di un Teseo che ci liberi da questo labirinto e di un’Arianna che lo aiuti nella sua impresa“, scrivono gli organizzatori del festival, attualizzando così già il primo spettacolo del festival, dedicato per l’appunto a questo mito e prodotto dal Teatro delle Semenze con il titolo Sulla nave di Teseo. In scena il 14 luglio (alle 21.30) al Foro Romano, in apertura del Plautus e in occasione della XVII Festa Romana, lo spettacolo è presentato a Sarsina in prima nazionale, in forma di monologo teatrale diretto e interpretato da Simone Càstano.

La sera successiva, il 15 luglio (alle 21.30) al Museo Archeologico, si può assistere ad un’altra prima nazionale, la già citata Didonis Fabula, versione teatrale della fatale vicenda di Didone ed Enea tratta dall’Eneide di Virgilio e qui firmata da Michele Di Martino per la drammaturgia e da Federico Vigorito per la regia. In questa rielaborazione del testo originale – ben esplicitata nel sottotitolo: “La tragedia di Didone dall’epos al teatro” – la voce narrante guida gli spettatori all’interno della vicenda, presenta i protagonisti, definisce i contorni della storia, racconta la devastante passione della regina cartaginese. L’impianto drammaturgico è classico, ma cerca di tratteggiare maggiormente la “psicologia” dei due protagonisti, operando in alcuni momenti una più profonda riscrittura del testo virgiliano. A rappresentare e narrare la fabula tragica, oltre a Vanessa Gravina, a Sarsina troviamo Leandro Amato e Marco Marelli.

In luglio il cartellone del festival segnala una terza serata in prima nazionale. Si tratta di Pseudolo, una delle più note commedie del “padrone di casa” Tito Maccio Plauto, in scena all’Arena Plautina il 29 luglio (alle 21.30). “Cicerone ci racconta che Plauto si divertiva nel comporre Pseudolus, rappresentata per la prima volta nel 191 a.C. quando Plauto aveva circa sessant’anni – scrive il regista dello spettacolo, Cristiano Roccamo, che firma anche l’adattamento del testo – Come nel Miles Gloriosus, nello Pseudolus il servo è al centro della commedia. Il servo di Plauto ha infatti ispirato nei secoli i più grandi autori teatrali come Molière, Ariosto, Goldoni, Shakespeare, Goëthe e Rossini; per questo, e non solo, si evince come Plauto sia il padre di tutto il teatro comico europeo”. Nella messa in scena di Roccamo gli attori – Ettore Bassi nel ruolo di Pseudolo e Massimo Boncompagni, Jacopo Costantini e Ludovico Röhl che interpretano altri sette personaggi della commedia – dialogano tra loro, si rivolgono al pubblico e lo interpellano, in un allestimento che lascia spazio all’improvvisazione e al gioco scenico. Le musiche originali portano la firma di Sara Castiglia, la scenografia è di Elisabetta Salvatori, i costumi di Gloria Fabbri e Manuela Monti e i pupazzi presenti in scena di Brina Babini.

Quello di Plautus dunque è un cartellone quasi esclusivamente dedicato al dramma antico; a rappresentare la contemporaneità, con temi attualissimi quali l’identità individuale, soggettiva, e la condizione esistenziale sospesa, da “forestiere della vita”, troviamo l’adattamento scenico del celebre romanzo di Luigi Pirandello Il fu Mattia Pascal (il 22 luglio, con Pino Quartullo e la regia di Guglielmo Ferro). E tra Oliva, Romilda, Marianna, Adriana e altri personaggi femminili, il ruolo giocato dalle donne pirandelliane non è meno significativo di quello assegnato alle donne del repertorio classico.

Ad arricchire il programma del festival anche quest’anno arriva “A Sarsina, prima e dopo il Plautus”, ovvero gli appuntamenti musicali organizzati in piazza Plauto nei giorni degli spettacoli in cartellone dall’Associazione Italiana Cultura Classica T.M. Plauto – Delegazione Sarsinate