Prove di identità. Alle Passioni la Trilogia di Ferracchiati

21 gennaio 2020

Ironia sferzante e lirismo senza fronzoli. Sono questi i caratteri più evidenti delle drammaturgie di Liv Ferracchiati, penna tra le più intelligenti e sensibili del teatro under 35. Classe ’85, una laurea al Dams di Roma e una in regia teatrale alla Scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano, il regista e autore in pochi anni si è guadagnato l’attenzione di tutta l’Italia teatrale, a partire da quella di Antonio Latella che ha selezionato alcuni dei suoi lavori per la Biennale Teatro 2017.

Nell’ambito del progetto Teatro Arcobaleno, dal 21 al 26 gennaio il Teatro delle Passioni di Modena ospita la Trilogia sull’identità con cui l’artista e la sua compagnia The Baby Walk si sono imposti al pubblico nazionale. In tutti e tre gli spettacoli Ferracchiati affronta il tema dell’identità di genere interrogandosi sulla natura dell’umano e sulla possibilità di essere liberi.

Il primo capitolo, Peter Pan guarda sotto le gonne, scritto da Ferracchiati con Greta Cappelletti e in programma il 21 e 22 gennaio alle 21, racconta l’infanzia di un undicenne degli anni ’90 nato in un corpo femminile e alle prese con la scoperta dei suoi primi impulsi sessuali e con la faticosa battaglia, non solo contro il mondo ma anche con se stesso, per affrontare la transizione dal femminile al maschile e conquistare finalmente l’identità che sente più propria. In scena Linda Caridi, Luciano Ariel Lanza, Chiara Leoncini, Alice Raffaelli e le voci di Ferdinando Bruni e Mariangela Granelli.

Il tema del delicato momento della transizione (anche verso l’età adulta) si ripropone nel secondo capitolo, ovvero Stabat mater (Premio Hystrio Nuove Scritture di Scena 2017) in scena il 23 e 24 gennaio alle 21. Protagonista stavolta è uno scrittore trentenne che vive al maschile pur avendo ancora sembianze femminili. Linda Caridi, Chiara Leoncini e Alice Raffaelli raccontano con leggerezza e ironia la sua battaglia per emanciparsi dalla madre (una splendida Laura Marinoni presente in video).

A chiudere la trilogia il 25 e 26 gennaio (rispettivamente alle 20 e alle 17) è Un eschimese in Amazzonia, spettacolo vincitore del Premio Scenario 2017, che pone al centro il confronto tra una persona transgender (l’Eschimese) e la società (il Coro), che non ne prevede in alcun modo la presenza. Il titolo è infatti una citazione dell’attivista e sociologa Porpora Marcasciano che evidenzia l’incapacità della società di andare oltre il modello binario di sesso/genere, omosessuale/eterosessuale, maschio/ femmina. Ideazione e testo sono sempre di Ferracchiati, ma la scrittura scenica vede protagonisti in questo caso tutto il gruppo, composto dalla regista e da Greta Cappelletti, Laura Dondi, Francesco Aricò e Alice Raffaelli.

Per saperne di più il 25 gennaio alla fine dello spettacolo c’è un Conversando di teatro con la compagnia a cura del critico e Dramaturg Marzio Badalì.