Quasi niente. La malattia della realtà con Deflorian/Tagliarini

26 novembre 2018

Come antenne sensibili piantate nel terreno dell’oggi, da circa dieci anni Daria Deflorian e Antonio Tagliarini riescono a intercettare i punti più sensibili del disagio esistenziale che avvelena la società occidentale, cercandone l’emblema in figure marginali e dimesse, di “persone storte, riuscite a metà”, come dicono i due artisti.

Dopo “Il cielo non è un fondale”, che sondava la relazione tra “il me che mentre piove sto in casa e l’uomo che rimane al freddo sotto la pioggia”, con il nuovo Quasi niente – in scena dal 27 novembre al 2 dicembre al Teatro delle Passioni di Modena, e dal 5 al 9 dicembre al Teatro Arena del Sole di Bologna – Deflorian / Tagliarini scavano ancora nella materia della nostra solitudine, della nostra difficoltà di stare accanto agli altri e nel mondo. “C’è qualcosa di terribile nella realtà, ma nessuno mi dice cosa”: sono parole di Giuliana, la protagonista del Deserto rosso, celebre film di Michelangelo Antonioni con Monica Vitti. Proprio a quella pellicola del 1964, alla nebbia del paesaggio industriale ravennate e al male di vivere di una donna, moglie e madre, che non riesce a trovare sollievo alla mancanza di senso che percepisce dentro e fuori la propria esistenza, si sono ispirati Deflorian e Tagliarini per raccontare la propria fragilità e la nostra, quel “quasi niente” che non è una malattia chiara e manifesta, ma il malessere strisciante che si confonde con un bisogno urgente di verità, che forse neanche la parola depressione riesce a descrivere bene.

Dalla prima fase di lavoro, proprio intorno alle prime ricerche su “Deserto rosso”, era nato Scavi, in scena all’ultimo Festival Santarcangelo, di cui avevamo già parlato nell’intervista ai due autori e a Francesco Alberici, collaboratore alla drammaturgia sia di “Scavi” che di “Quasi niente”. Sul palcoscenico di quest’ultimo, insieme ai due registi, attori e autori, ci sono invece Monica Piseddu, Francesca Cuttica (anche in veste di cantante) e Benno Steinegger. Tre donne e due uomini, diversi volti di una stessa Giuliana, accerchiata e raccontata per vicinanza o per distanza. “Più che essere ammalati in quanto individui – spiegano Deflorian e Tagliarini – lo siamo come società e senza quel margine di immaginazione che rende Giuliana la figura più vera, più singolare, più viva del film. Ora siamo in un mondo che sembra aver perfettamente compiuto quella parabola di disagio, rendendola addirittura positiva e insuperabile. Il mondo che un giovane teorico della cultura, Mark Fisher, ha definito del “realismo capitalista”. Un realismo che non è come gli altri: è un realismo integrale, senza porte e senza finestre, che ha preventivamente escluso ogni altra visione del mondo, sussunto ogni passato, ipotecato ogni futuro. Ma è proprio questa la scommessa marginale del teatro: continuare a far intravedere il ‘mondo intero’ dietro un imponente fantasticare e i limiti di ‘questo mondo’ dietro la potenza con cui schiaccia i singoli”.

Se ne parlerà con gli artisti anche sabato 1 dicembre al termine dello spettacolo, in un incontro con il pubblico organizzato in collaborazione con Amici dei Teatri Modenesi.

Quasi niente è coprodotto da A.D., Teatro di Roma, Teatro Metastasio di Prato e Ert, Emilia Romagna Teatro Fondazione.

Video

Scavi || Intervista a Alberici, Deflorian e Tagliarini

Scavi, andato in scena a Santarcangelo Festival 2018, è un progetto collaterale a "Quasi niente" che Deflorian /Tagliarini hanno creato ispirandosi a “Deserto rosso" di Antonioni. Si tratta della restituzione pubblica delle “scoperte” fatte sul film e sulla sua lavorazione nella fase di indagine per la costruzione del nuovo spettacolo che vedremo in scena tra pochi giorni nei teatri Ert.