L'umana Caduta. “Satyricon” di Bruno Maderna

07 novembre 2018

Va in scena al Teatro Comunale Luciano Pavarotti di Modena, venerdì 9 novembre (alle 20.00) e domenica 11 novembre (alle 15.30), Satyricon di Bruno Maderna, opera da camera considerata un’opera buffa e musicata dal compositore veneto su un capolavoro della letteratura latina, un componimento misto di prosa e di versi attribuito a Gaio Petronio. Maderna firma anche il libretto, assieme al produttore d’opera americano Ian Strasfogel.

La novella romana da cui è tratta l’opera fu scritta da Petronio durante l’impero di Nerone, intorno alla metà del primo secolo d.C., e racconta, in chiave comica, la degenerazione del potere imperiale, la corruzione, la crisi dei valori e la decadenza morale della società romana. L’opera di Maderna invece è costituita da un collage di sedici numeri diversi, intercambiabili, intesi come simbolo di decadenza e depravazione scaturite dalla Seconda Guerra mondiale. La trama è semplice: durante una cena orgiastica, organizzata a casa di Trimalchio, otto commensali si raccontano l’un l’altro ostentando le loro ricchezze e gareggiando in ipocrisia. I numeri musicali invece propongono una grandiosa varietà: nella vocalità, nel tipo di scrittura, nell’uso delle lingue (inglese, tedesco, francese e latino), nella scelta delle forme e in quella dei materiali utilizzati, con citazioni da Bizet, Gluck, Mozart, Offenbach, Strauss, Chajkovskij, Stravinsky, Verdi e Wagner.

Bruno Maderna è annoverato tra i massimi esponenti dell’avanguardia storica europea (a fianco di Boulez, Stockhausen, Nono, Berio e Messiaen). Compose il “Satyricon” nel 1973,  suo ultimo anno di vita (la prima rappresentazione è postuma, datata 1976, all’Holland Festival di Scheveningen). Il suo “Satyricon” è un’opera forte, oscena e volgare, e al contempo piena di vitalità, e diventa emblema perfetto della “umana Caduta”, come in quello stesso periodo accade anche al film di Federico Fellini (il “Fellini-Satyricon” del 1969) o al madrigale drammatico per voci, coro e strumenti di Giorgio Gaslini (la “Cena di Joe Trimalchio” del 1970). Nella cultura italiana degli anni Sessanta e Settanta il “Satyricon” di Petronio era diventato un modello, rappresentativo di grottesche apocalissi, proprio grazie al suo contenuto (crisi dei valori, nomadismo) e alla sua struttura (plurilinguismo, parodia, frammentarietà), altre riscritture o adattamenti petroniani di quegli anni portano le firme di Alberto Arbasino, Edoardo Sanguineti, Pier Paolo Pasolini. Per le stesse ragioni, a quaranta o cinquanta anni di distanza la sua potenza di parabola sembra intensificata.

Questo nuovo allestimento (della durata di un’ora e venti minuti circa) è frutto di una coproduzione internazionale che vede la Fondazione Teatro Comunale di Modena a fianco di due delle più prestigiose istituzioni musicali europee: il Festival di Pasqua di Salisburgo, dove Satyricon è andato in scena quest’anno, e la Sächsische Staatsoper di Dresda. La regia è di Georg Schmiedleitner, con drammaturgia di Juliane Schunke, scene di Harald Thor, costumi di Tanja Hofmann e luci di Marco Dietzel.

La direzione musicale è di Pietro Borgonovo, alla guida dell’Ensemble da Camera della Fondazione Teatro Comunale di Modena e di un cast formato da Tom Martinsen (nel ruolo del protagonista Trimalchio, un nouveau riche senza gusto mutuato dal petroniano ex schiavo romano arricchito), e da Michal Doron (Fortunata), Katerina von Bennigsen (Scintilla), Tahnee Niboro (Criside), Jennifer Riedel (Quartilla), Timothy Oliver (Habinnas), Bernhard Hansky (Niceros) e Matthias Henneberg (Eumolpus).

Nell’ambito di “Invito all’opera”, il ciclo di incontri curati in collaborazione con Amici dei Teatri Modenesi, giovedì 8 novembre (alle 17.30), presso il Ridotto del Teatro (entrata in via Goldoni), l’opera sarà presentata al pubblico dal critico musicale Gianluigi Mattietti.