Scene di Libertà a Trasparenze Stagione

29 gennaio 2019

Cinque ventenni in fuga, a caccia della libertà, da un mondo che non riconoscono come habitat ospitale e che, in nome delle responsabilità che si addicono all’età adulta a cui si stanno affacciando, sembra privarli della potenza di legami amorosi profondi. È Scene di libertà del drammaturgo tedesco Jan Friedrich, portato in scena in Italia per la prima volta dalla compagnia Pilar Ternera, nella traduzione di Serena Grazzini e Francesca Leotta. Lo si vedrà il 1° febbraio alle 21.00 al Teatro dei Segni di Modena, nell’ambito di Trasparenze Stagione, rassegna organizzata da Teatro dei Venti e ATER – Circuito Regionale Multidisciplinare, con il contributo del Quartiere 2 Comune di Modena e della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena.

La regia è di Francesco Cortoni, con l’assistenza di Elena De Carolis e le luci di Gabriele Bogi. In scena Elena de Carolis, Giacomo Masoni, Marco Fiorentini, Saverio Ottino ed Elisa Ranucci compongono per quadri, senza una trama organica, la multiforme vicenda dei cinque giovani, puntando soprattutto agli aspetti individuali delle loro peripezie, al punto di vista intimo, privato, di ventenni tedeschi alla ricerca di senso e relazioni significative in un mondo che sembra concedere ogni tipo di libertà, estremismo sessuale ed esperienziale, eppure priva della più genuina capacità di amare ed essere amati. L’autore del testo è d’altronde un giovanissimo drammaturgo, scrittore, attore, cameramen e regista berlinese nato nel 1992, e già rappresentato al Deutsches Theater di Berlino, al Nationaltheater di Mannheim e al Düsseldorfer Schauspielhaus, che dà voce a una precisa generazione che rivela continuamente un profondo bisogno d’amore e di allontanamento da una terra sempre più arida, al sogno molto concreto di prendere uno shuttle e volare via. Altrettanto giovani gli artisti della compagnia Pilar Ternera, nata nel 2004 dall’unione di artisti provenienti da diversi campi che si incontrano sul terreno comune della ricerca teatrale e che dal 2013 gestiscono il Nuovo Teatro delle Commedie di Livorno.

Un dramma di giovani che parla di giovani, dunque: “Tutti quelli che in realtà sono ancora all’inizio – spiegano gli artisti italiani – pensano di essere al loro apice. All’inizio, i personaggi ci appaiono molto saggi e pieni di esperienza, ma nessuno dei cinque sa cosa vuole veramente. In questa ignoranza i sintomi del presente cominciano a manifestarsi, il che suggerisce la massima libertà ma genera anche spaesamento e vuoto interpersonale scatenando emozioni nuove per i protagonisti. I personaggi dinanzi a questa estrema libertà non riescono a concludere niente, tutto è abbandonato prima che inizi. Josch che è omosessuale inizia a flirtare con Anni, ma indietreggia a metà strada. Lui, d’altra parte, viene abbandonato da Lore che arriva troppo tardi all’aeroporto e manca il volo per le vacanze. Pascal sta per fare l’amore con Bastian, ma poi preferisce dirigere le proprie attenzioni al cane e lasciare Bastian nella sua solitudine. Lore diventa il centro della sofferenza che crea un mondo che spinge spudoratamente tutti a confessare che, dopo tutto, vogliono solo salvare la propria pelle. Un mondo che ridicolizza tutte le promesse fatte”.

Lo spettacolo è vincitore del bando Sillumina – copia privata per i giovani e la cultura – promosso da SIAE e MIBAC, ed è sostenuto dalla Regione Toscana.