Sette anni di Trasparenze

23 aprile 2019

Dal carcere alla città: il palcoscenico diffuso per le quattro giornate di Trasparenze 2019 è pronto. Per il settimo anno, dal 2 al 5 maggio, torna il Festival diretto da Stefano Tè, che da Modena si espande a Castelfranco Emilia e Gombola. Evento di punta della rassegna è il debutto, in Via Morandi 71 a Modena, dell’imponente Moby Dick del Teatro dei Venti, ideato e diretto dallo stesso Stefano Tè. Dopo quattro tappe di avvicinamento nella scorsa stagione, il lavoro, liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Herman Melville, il 4 maggio alle 20 sbarca finalmente in strada nella sua versione definitiva, preceduto alle 18.30 da un incontro alla Torre con Giulio Sonno, che ne ha curato l’adattamento drammaturgico. La nave del capitano Achab e la sua ossessione per la Balena bianca prenderanno vita su un grande palco mobile e con un cast di venti artisti, cento bambini della comunità modenese, dodici attori del Carcere di Modena e di Castelfranco Emilia e i richiedenti asilo del Gruppo Marewa. L’ambientazione marinaresca ed epica del romanzo di Melville incontrerà, tra l’altro, il suono arcaico delle botti della tradizione di Macerata Campana, in un lavoro costituito dalla riflessione filosofica sull’ignoto, dalla contaminazione tra linguaggi da occidente a oriente e dall’uso di grandi macchine teatrali. “Finalmente i due nemici si troveranno faccia a faccia per lo scontro finale – anticipa il regista – Achab e la balena bianca. L’uomo contro la natura, il prodigio, l’ignoto, il dio perduto, la paura che urla dall’abisso: Moby Dick”.

In ordine di tempo il festival comincia invece dal carcere. Si parte il 2 maggio con Tecniche di evasione, l’esito di un laboratorio di Nicola Borghesi, anima di Kepler 452, che nel penitenziario di Castelfranco Emilia presenta un lavoro fatto con i detenuti-attori; un lavoro che, come racconta il regista, si è annodato intorno a un patto: “non parlare del carcere ma di tutto ciò che dentro al carcere non è carcere. Dell’evasione, insomma. Non quella punita dalla legge, quella che passa attraverso l’immaginazione, il ricordo, le libere associazioni”. Nel Carcere Sant’Anna di Modena sono due gli appuntamenti, entrambi in programma il 3 maggio: l’esito di un laboratorio con i detenuti condotto da Teatro Ebasko, e, a seguire, Divine, un reading di Danio Manfredini liberamente ispirato al romanzo di Jean Genet “Nostra Signora dei Fiori”, accompagnato dai disegni dello storyboard che il regista e attore aveva realizzato come primo immaginario di un film che è poi approdato al teatro nello storico spettacolo Cinema Cielo.

Tra gli spettacoli in programma in città, invece, il 2 maggio alla Torre c’è PRAGMA – Studio sul mito di Demetra del Teatro Akropolis, diretto da Clemente Tafuri e David Beronio, che come sempre scavano nei miti e nella classicità per scoprire in essi strutture persistenti nel presente. Il mito di Demetra, grande madre che dispensa le stagioni e il cui dolore per il rapimento della figlia genererà la fine di ogni ciclo di rinascita, è infatti una delle tracce più antiche della cultura occidentale, il mito rappresentato nei misteri all’origine del teatro. Da non perdere anche gli appuntamenti del 3 maggio con Simona Bertozzi, in scena alla Torre alle 20.30 con Ohhhh, la prima serie di appunti coreografici creati per  ILINX – don’t stop the dance, lavoro in debutto alla Biennale Danza di Venezia 2019, e con Balletto civile che alle 22.30 presenta Concerto fisico al Teatro dei Segni, “una partitura fisica e vocale che ripercorre e ridisegna la storia di Balletto Civile, cioè la mia, la storia della mia compagnia” racconta Michela Lucenti, che come sempre firma ideazione e coreografia. Il 4 maggio alle 22.30 al Teatro dei Segni arriva poi Function Follows Performer di Sara De Santis / Emanuel Andel, una riflessione-dispositivo intorno al concetto di impossibilità dell’essere umano di rompere il sistema nel quale è inserito.L’architettura interna del teatro sarà infatti direttamente collegata al movimento del danzatore/performer tramite un sistema di sensori 3D.

In molti momenti del giorno, nel corso delle giornate del 3, 4 e 5 maggio, al Cimitero San Cataldo va in scena Un.habitants | Per fare spazio a noi, una performance psicosensoriale per venti spettatori di Caterina Moroni, che si interroga su quanto “l’idea della morte plasmi la nostra riposta alla vita fornendo le basi per i codici di condotta personale, nonché per i sistemi etici più ampi”, come spiega l’artista selezionata dalla Konsulta nella Chiamata per gli Spazi Urbani. Molti degli altri momenti spettacolari in programma sono invece esiti di laboratori. Oltre a quello di Borghesi e di Teatro Ebasko, il festival ospita percorsi guidati da TeatrInGestAzione con i bambini delle scuole San Giovanni Bosco e con gli ospiti della Casa Protetta San Giovanni Bosco, e da Quotidiana.com con il Gruppo l’Albatro (progetto Teatro e Salute Mentale).

Nel pomeriggio del 5 maggio il festival si sposta in autobus in Appennino, a Gombola, frazione di Polinago, per immaginare nuovi percorsi attraverso una camminata poetica con la voce di Ermanna Montanari, uno spettacolo di Roberto Latini che nella Chiesa di Gombola racconta La delicatezza del poco e del niente attraverso le poesie di Mariangela Gualtieri, e poi con Una tazza di mare in tempesta di Roberto Abbiati alla Podesteria e un incontro Cantato dell’ Open Program of the Workcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richards con il Collettivo Hospites.

Tra gli appuntamenti musicali, da non mancare il 3 maggio una performance vocale della durata di una notte curata dal Collettivo Amigdala alla Torre, mentre tra le occasioni d’incontro si segnala la presentazione del libro Il Teatro sulla Francigena di Simone Pacini, sempre il 3 maggio, alle 16 nell’Area festival.

Trasparenze Festival è un progetto artistico ideato dal Teatro dei Venti e organizzato in collaborazione con ATER – Circuito Regionale Multidisciplinare, con il contributo del Comune di Modena e della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena