Il silenzio del mare assorda l’invasore

23 febbraio 2018

Venerdì 23 febbraio (alle 19.00) al Teatro Due di Parma debutta in prima nazionale “Il silenzio del mare”, la versione teatrale del leggendario romanzo di Vercors che ha cambiato la storia della Resistenza francese. Adattato per la scena da Raffaele Esposito, che lo dirige anche e lo interpreta, e prodotto da Fondazione Teatro Due in collaborazione con Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, lo spettacolo verrà replicato fino all’11 marzo (dal 23 al 25 febbraio e il 4 marzo alle 19.00, il 27 e il 28 febbraio, il 1 e il 2 marzo e dal 6 al 10 marzo alle 20.30 e l’11 marzo alle 16.00).

Vercors, al secolo Jean Bruller, scrisse il romanzo nel 1942, in una Francia sconfitta e umiliata dall’invasione tedesca, e lo pubblicò clandestinamente, in sole 350 copie, con la casa editrice Editions de Minuit. Un vero e proprio inno a resistere contro ogni forma di diktat  senza violenza, contrapponendo alla forza bruta una perseverante e inflessibile negazione di se stessi al nemico, “Il silenzio del mare” in poco tempo diventò uno dei simboli della Resistenza e, nonostante il suo carattere clandestino, ebbe una diffusione straordinaria (al punto da essere paracadutato in molti esemplari dall’aviazione inglese sulla Francia occupata). Riedito 72 volte e tradotto in 40 lingue, a tutt’oggi è considerato un testo chiave della riflessione sul nazismo e sulle orribili conseguenze di ogni totalitarismo.
La Storia, quella con la “s” maiuscola, nel libro e nella pièce è raccontata attraverso le storie “minuscole” dei tre protagonisti, alle prese con una grande “arma” pacifica, il silenzio, quarto protagonista del racconto definito “una assordante risposta” (di una persona o di un popolo che non ha modo di reagire attivamente). La trama si svolge nell’inverno del 1940 in un paesino della costa francese, dove un giovane ufficiale tedesco (interpretato da Raffaele Esposito) viene mandato ad alloggiare nella casa di due francesi: un vecchio malandato ma fiero (che ha la presenza scenica di Thierry Toscan) e la sua giovane nipote (Roxana Doran). Nel corso di questa convivenza coatta, i due francesi oppongono alle parole dell’ufficiale un silenzio volontario e totale. Al dialogo rifiutato si sostituisce un monologo forzato. Il militare si mostra cordiale, sopporta l’indifferenza, racconta la propria vita, il suo essere musicista, il suo amore per la Francia, e paventa una nuova alleanza pacifica e proficua tra Germania e Francia, e in questo diventa l’emblema di un’insidiosa amabilità, una gentilezza trasformata nell’arma più subdola, insita in molti soldati tedeschi durante la seconda guerra mondiale. Il giovane militare è inconsapevole –  si  renderà conto egli stesso dei veri piani di quella invasione nel corso di un viaggio a Parigi che produrrà in lui una disperata disillusione  – ma non è inconsapevole la frase (che sembra si dicessero tra loro i soldati tedeschi che occupavano la Francia) riportata da Vercors a proposito dello scopo finale della Germania nazista: “Abbraccio il mio rivale, ma è per soffocarlo”.

Così “Il silenzio del mare” rappresenta anche il riconoscimento di un’impossibilità: quella di coniugare ciò che si è con ciò che si fa, o per meglio dire dividere l’uomo dal soldato (un nazista non smette di essere un nazista svestita la divisa e un paese non smette di essere occupato rispettando le buone maniere). Il colto e gentile ufficiale tedesco resta per i due francesi, nonostante la loro segreta commozione, un nemico, una minaccia, il contrario dell’umanità che mostra: li ha depredati della loro casa, della loro intimità, della possibilità di essere fedeli alla propria cultura e magari, come hanno fatto tanti altri ufficiali nazisti che poi si giustificavano dicendo che avevano “soltanto eseguito gli ordini”, non avrebbe esitato a ucciderli.

“Il silenzio del mare” è dedicato alla memoria del poeta francese Pierre-Paul Roux, conosciuto come Saint-Pol-Roux “poeta assassinato”, morto nel 1940 di arresto cardiaco dopo aver subìto un’aggressione in casa ad opera di un ufficiale tedesco ubriaco e dopo che il suo castello era stato dato alle fiamme assieme ai suoi manoscritti ancora inediti.