Soli. Lavoro e identità da Pirandello ad Ateliersi

25 novembre 2019

Gli spettacoli di Ateliersi interrogano puntualmente le dinamiche più subdole della vita, il rapporto stratificato e complesso tra l’io e il tu, l’individuo in lotta con strutture sociali che lo mortificano, la persona che prova a rivendicare uno spazio proprio, peculiare, dentro il perimetro livellante tracciato dallo Stato. E così è nell’ultimo Soli, riscrittura di Pensaci, Giacomino! di Pirandello, dove Fiorenza Menni e Andrea Mochi Sismondi parlano di lavoro e di accoglienza, ovvero della relazione tra l’identità e la dimensione lavorativa.

La commedia che Pirandello scrisse nel 1917 (adattandola da una novella pubblicata nel 1910 sul Corriere della Sera) raccontava di un bizzarro ménage a trois tra Toti, anziano e amareggiato professore ginnasiale, la giovanissima Lillina, che l’uomo decide di sposare, e Giacomino, un giovane del paese di cui la ragazza è incinta. Il curioso triangolo consensuale attira naturalmente l’attenzione del paese, scatenando il prete, il direttore della scuola, le famiglie degli interessati e l’intero piccolo mondo antico che par dedito unicamente a risolvere la deplorevole faccenda morale come se il rapporto tra quei tre potesse portare peste al resto della comunità, fino a mettere in crisi lo stesso Giacomino, che prova a sottrarsi allo scandalo ma solo quando è ormai troppo tardi.

Nella riscrittura di Ateliersi, che arriva come seconda tappa di un approfondimento dell’opera pirandelliana e s’inscrive in un percorso di ricerca sul tema del lavoro, i temi della commedia originaria risuonano tutti (immersi tra l’altro in ambiente sonoro composto appositamente da Vincenzo Scorza), ma esplodono per proiettarsi nel presente, per raccontare i paradossi contemporanei delle relazioni tra le persone in un mondo in cui anche lo spazio intimo non è più tale, ma dove per vie inaspettate fioriscono talvolta un sorprendente coraggio e una commovente solidarietà. Chiamato a un confronto su una scelta morale, anche il pubblico viene coinvolto direttamente nel dialogo attorno a un tavolo tra Menni e Sismondi, che si trasforma così in un dibattito, un’assemblea reale intorno al tema del lavoro.

Lo spettacolo va in scena ad Ateliersi il 28 novembre alle 19.30 e il 29 alle 21. La seconda replica sarà preceduta tra le 11.30 e le 16 da Un autore senza diritti, primo di un ciclo di incontri informali nei quali Ateliersi invita alcuni protagonisti del teatro italiano contemporaneo che lavorano sulla rielaborazione del patrimonio drammaturgico pirandelliano a un confronto sulla propria pratica artistica, mentre alle 19.00 s’inaugura la nuova soluzione visiva della porta del Sì, che Ateliersi trasforma ogni anno in collaborazione con BilBOBul e che questa volta è ideata e realizzata dall’artista Francesca Ghermandi.