A Sud del teatro 3. A Bologna “Compleanno” e “Patria Puttana” di Moscato

26 aprile 2018

Si conclude con la presenza a Bologna di Enzo Moscato, uno degli autori e attori più significativi e alchemici della nuova scena partenopea e italiana, l’interessante rassegna A Sud del Teatro, curata da Gerado Guccini e realizzata da La Soffitta/ Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna con la collaborazione di Ert/ Fondazione Emilia Romagna Teatro. Il progetto esplora le realtà artistiche di rilievo (e di diverse generazioni) di quel Sud indicato nel titolo e inteso come “una regione antropologica dove proliferano parlate, identità e culture che alimentano intensi metticciati tra passato e presente, dialetti e italiano, dimensione performativa e dimensione individuale”. Con i due spettacoli di Moscato, una vera e propria personale, il progetto  arriva al suo terzo appuntamento.

Mercoledì 2 maggio (alle 21.00), a Laboratori delle Arti/Teatro, la Compagnia Enzo Moscato arriva con uno spettacolo storico di cui Moscato è autore, regista e interprete. Si tratta di Compleanno, uno degli spettacoli cult della drammaturgia napoletana e un punto di riferimento nella storia del teatro contemporaneo.

La pièce è un omaggio alla figura di Annibale Ruccello, uno dei drammaturghi più importanti della Napoli post-Eduardo. Scritta da Moscato nel 1986 sull’onda emotiva causata dalla tragica e prematura morte di Ruccello, di cui Moscato era amico oltre che collega, la pièce sviluppa il doppio tema dell’assenza e del delirio, intesi entrambi come produzioni fantasmatiche – fatte di parole, suoni, visioni e gesti – mirate a colmare il vuoto, in una specie di “esercizio quotidiano del dolore”. Un rito della memoria come risposta allo scandalo della morte, della perdita; un mosaico (anche ironico) di esistenze e universi che si intrecciano e formano un tutt’uno con la dolora assenza; un monologo che narra l’elaborazione del lutto attraverso il ricordo, l’evocazione, il richiamo delle affinità elettive; un pastiche fitto di parole che però lascia spazio anche al silenzio, al semplice corpo in scena, e alla musica, alle canzonette e ai motivi popolari: tutto questo è “Compleanno” con la sua instancabile forza di commuovere e di imporsi all’attenzione del pubblico per il suo lirismo e per l’uso della lingua. La voce su chitarra è di Salvio Moscato, la scena e i costumi di Tata Barbalato.

Moscato è autore, regista e interprete anche del più recente Patria Puttana, omaggio rapsodico ma profondo alla Donna, al femminile (naturale o artificiale, tale per biologia o per libera scelta), soprattutto al femminile ferito, mercificato e mistificato da una Storia gestita da millenni dal maschile. Lo spettacolo, definito “palestra per l’anima” e debuttato nel 2014, è in programma venerdì 4 maggio (alle 20.30) all’Arena del Sole (Sala Thierry Salmon).

In una partitura a tre voci – in scena, assieme a Moscato, anche Cristina Donadio e Giuseppe Affinito – alcuni dei personaggi archetipici dell’universo drammaturgico di Moscato dialogano tra loro, tra malinconia e ilarità, bruciante carnalità e lucida confessione, in un flusso di ricordi e ferite aperte, di immagini e suggestioni, di assoli incrociati in una memoria orale che parte dal basso, dal ventre, per poi slanciarsi fino alle vette dell’immaginario più poetico. Tra loro anche le storie di antiche puttane di Napoli, figure centrali nell’universo espressivo di Moscato, hegelianamente libere schiave di padroni incatenati, per Moscato punti fermi e privilegiati per smascherare sulla scena la presunta insufficienza e marginalità di ciò che viene definito femminile. Tutte insieme, prostitute e non, le Donne sono emblemi di un “materno” feroce e tenerissimo che innesca la condivisione (della resistenza) e mette in moto l’accesa fantasia di Moscato/cantore della differenza e della contro-serialità. L’allestimento della pièce è di Tata Barbalato, le musiche di Donamos.

Il percorso artistico di Enzo Moscato resta tra i più originali del panorama teatrale italiano: una vera e propria galassia di lingue e di invenzioni sceniche. Ideate, scritte, dirette, interpretate. “La scrittura è stata la mia passione, ed è ancora la passione più divorante che ho – afferma Moscato – Gran parte di quello che ho scritto è poi defluito nel mio teatro, nei racconti, nei saggi, ma c’è anche una scrittura che rimane in me, che conservo come forma amuletica della mia esistenza”. Specularmente, le lingue molteplici di Napoli sono confluite nella scrittura di Moscato, come precisa Fabrizia Remondino: “Il napoletano di Enzo Moscato attinge tanto ai bassifondi […] della lingua che alla sua tradizione letteraria più alta, al barocchismo della favola di Basile, ma anche al lirismo dell’antica canzone”. Moscato sovverte, innova e resta legato alla tradizione teatrale napoletana. È diffidente nei riguardi nelle terminologie classificatorie e percepisce il mondo reale attraverso l’esperienza del linguaggio. Il suo teatro è del tutto corporeo e completamente incarnato in parole. Moscato assimila sia la concretezza del varietà, della rivista e delle forme popolari che la teatralità del vivere in condizioni liminari: fra la vita e la morte, l’essere e il non essere, la consapevolezza visionaria e l’accecamento.